Sagitta si destò con un raggio di sole insistente negli occhi, la spessa coltre la scaldava ma non tanto quanto il corpo del suo compagno che respirava sommessamente, sorridendo nel sonno.
Si sentiva appagata in ogni poro, al di là di ogni sensazione fisica, molto di più e molto meglio: il viaggio verso il passato era iniziato, brandelli di memoria scritti in chissà quale lingua riaffioravano nella sua mente portando immagini di un impero scordato, di piaceri impossibili da descrivere solo da provare.
Il profumo della pelle di questo suo uomo le invadeva le narici e la riportava al gusto di una vita mai assaporata sino ad allora, e se provata oramai dimenticata.
"...Si piccola Sagitta, la luce era in te, non avevi bisogno di lampade ed ora era ricomparso questo tuo potere, la luce si formava nella tua mente e con essa le premonizioni, il linguaggio degli animali, il potere di guarire, e ancora"... questa voce chiara era nella mente di Sagitta che appoggiò lievemente la mano sul dorso nudo del dormiente, ed ecco apparire la sua vita, i cavalli, le possenti lotte e lei tra le sue braccia, ogni volta vincente, ogni volta desiderata: ogni volta sua.
Un mescolarsi di pelle, ossa, sangue senza precedenti, senza futuro e senza passato, un fluire...
Vedeva il passato o il futuro?
Non se lo chiese: l'immagine era vivida e luminosa, cielo mai visto con due lune, con piccole nubi in penombra, paesaggio di un castello, di fuoco, di danze, deserto e ghiaccio intorno.
Non capiva ma sentiva la vita di questo potente cavaliere scorrere sotto la sua mano, lo accarezzò teneramente, la barba sottile che gli avvolgeva il mento era scura e gli dava un aspetto regale.
Il presente, cos'era il presente se non le radici del passato?
Il suo cuore danzava come un derviscio nella notte intorno al fuoco e un sorriso malizioso le apparve sulle labbra, desiderio forte appagante di quel corpo liscio e muscoloso, ma dopo, dopo, dopo....
Si accarezzò il corpo voluttuosamente, piano uscì dal giaciglio quasi con dolore, ed immagini ancora riaffioravano: immagini di stragi, di uomini trucidati perché lei aveva previsto la loro sconfitta, e la comparsa di questo principe che l'aveva liberata, da una schiavitù che solo la sua astuzia non aveva reso fisica, e le parole: "Se non sono un re perché sei in ginocchio davanti a me piccola, fammi inginocchiare al tuo seno e sarai la mia regina"... basta, basta, era troppo.
Una fame deliziosa tormentava il suo corpo, si guardò intorno, si avvicinò al focolare, accese il fuoco e mise a scaldare acqua e preparò un desco come era usa a fare per lui, frutta, arance fresche spremute, prese il pane e lo scaldò al forno, caffè.. dove era il caffè in questo luogo..
Che banale, una maga che non trova il caffè, ma la magia era un'altra e lei lo sapeva bene.
La magia del fare e la magia dell'essere erano insieme in lei, si fondevano tutt'uno.
Con un gesto lieve si ricompose i folti capelli, si guardò in viso, mai era stata così bella... mai, o almeno mai ricordava di esserlo stata; quella luce negli occhi di consapevolezza.
"Sì, conosco il tuo nome ora mio principe, ma tu me lo dirai" dicevano che si esercitasse a sopportare il dolore e le tante piccole cicatrici sul suo corpo testimoniavano questo.
Ora aveva trovato il caffè, il forno caldo emanava profumo di pane allo zenzero, il suo eroe si stava svegliando pronto per un nuovo duello d'amore?
Sì, era pronto ma prima di coprirlo di baci doveva nutrirlo e poi sarebbe andata come doveva andare.
La guardò intensamente annuendo, assaporando il piacere della sua presenza, non si vestì, attraversò la stanza e si sedette, battendo una mano sul ginocchio, e come se quel gesto fosse antica consuetudine tra loro, Sagitta si sedette su quel ginocchio nudo e bello.
Lo abbracciò girandogli le braccia a ciambella intorno al collo come una piccola gatta sinuosa, gli versò il caffè bollente ed amaro come piaceva a lui (da dove venivano tutte queste conoscenze? Quale nebbia dei tempi aveva sollevato questo incontro?) e gli allungò una fetta di pane che aveva spalmato con uvaspina e mirtillo e gli sorrise: la veggenza serviva anche a questo?
Sempre senza parole lo baciò sul collo, poi si staccò da lui ed attese; la risposta non si fece attendere, il silenzio fu interrotto da un "Lo sai che dobbiamo partire per un viaggio senza ritorno, lo sai che la nostra strada potrà dividersi, lo sai che non ti abbandonerò mai anche se non saremo insieme?"
Lei ascoltò la sua voce come fosse musica, e gli rispose: "Mio signore, nessun impero dura per sempre, nessuna passione dura per sempre, tu sei il mio fuoco, la mia aria, il mio cielo. So che dobbiamo andare, niente e nessuno ci potrà impedire di godere l'uno dell'altro durante questo viaggio. Se mi hai portata via dalla morte non mi abbandonerai mai e anche se sarai lontano e celato ai miei occhi, tu sarai dentro di me ogni giorno della mia esistenza che hai reso divina ricomparendo, mi fai sentire la tua regina e così sarà perché tu sei il mio re"
La solennità delle parole pronunciate in quella cucina odorosa di cibo era mitigata dalla espressione dei loro volti dolce ed appassionata.
Il viaggio avrebbe aspettato, ora qualsiasi tempesta era nulla rispetto al battito del cuore di Sagitta... ora gli occhi di lui perforarono i suoi e la sua pelle di porcellana e rose, ora.