- Fa caldo stasera

Ho pensato appena ho varcato la soglia di casa per uscire sotto il portico. 

- Che strano, eppure siamo all'inizio di marzo ed oggi pomeriggio il vento tagliava ancora la faccia.

Ho sceso senza fretta i gradini di porfido, respirando il profumo dell'erba che una brezza lievissima faceva muovere appena. Ho aperto il cancello e con le mani in tasca ed il giaccone aperto sul davanti ho percorso i pochi metri che mi separavano dalla pizzeria, all'altro capo della strada principale, all'angolo con la mia via.

Non ero ancora entrato in pizzeria da quando aveva cambiato gestione qualche mese prima.

- Due margherite, per cortesia. Da portare a casa, grazie.

Ho sorriso al ragazzo della cassa mentre mi cambiava la banconota da cinquanta euro, dandomene quarantotto di resto.

Il giornale della domenica, già abbondantemente sfogliato, mi stava per far passare l'appetito: crisi economica, stupri, ancora stupri, violenze, crisi economica. Per fortuna il pizzaiolo stava già estraendo dal forno le margherite fumanti e più grandi dei cartoni da trasporto, proprio mentre richiudevo il giornale sul tavolino.

- Grazie ragazzi, buona serata. A presto.

Con un saluto semplice ho dato loro commiato, rincuorato dal calore delle due pizze nei cartoni e dal profumo semplice di formaggio e pomodoro che da questi saliva.

Prima di atraversare la strada mi sono fermato a controllare il traffico. Una macchina da sinistra stava passando, una sulla destra era ancora lontana. Passata la prima, a metà strada ho fatto uno scatto in avanti allungando il passo perché l'altra automobile di certo non procedeva lenta ed i fari si avvicinavano in fretta. Ma era solo una precauzione perché l'auto stava già rallentando oer fermarsi accanto al maciapiede del palazzo vicino.

E' stato in quel momento che l'ho avvertito la prima volta.

Un ramo spoglio dondolava lento sotto al lampione e disegnava una grande ombra per terra, come quella di una altalena gigante sospita dalla mano di un vento più che leggero.

- Che bella serata

Camminavo sotto al lampione che si era spento in quel momento e potevo sentire il profumo del buio.

Non era il profumo delle pizze, era qualcosa di molto più intenso e profondo, somigliava forse all'odore della sabbia del deserto egiziano che la notte sprigionava tutto il calore accumulato durante il giorno, o forse era l'odore dell'erba che cresceva sugli argini come i peli su un braccio villoso, soffice, serica ma non ispida, libera di oscillare alla brezza e di piegarsi al vento.

Camminavo con calma, il giaccone aperto sul davanti ed i cartoni delle pizze poggiati sul muretto accanto al cancello

- Biuoni li, voi due, torno subito

e mentre salutavo la mia cena alzavo lo sguardo dritto innazi a me come non facevo da tanto tempo, a guardare l'orizzonte nero tra la fine dei lampioni e  quell'argine che sapevo attendermi nell'oscurità più profonda di una notte senza stelle.

Più mi sforzavo di contare i passi, più mi accorgevo che non mi ero mai allontanato così poco e così tanto da casa  e nella mia testa l'idea che si andava formando era quella che, tutto sommato, non sarei andato troppo lontano e sarei tornato in tempo per gustare ancora la pizza calda.

Era davvero una bella sera e oltre l'ultimo lampione acceso la campagna mi abbracciava coni suoi profumi ed i suoi silenzi. Camminavo nel buio più totale e sapevo che non vi sarebbero state molte altre occasioni di ripetere quella esperienza. La terra era soffice sotto i piedi, umida delle piogge e della neve dell'inverno che davanti a me stava fuggendo. 

La strada non c'era. Sebbene nei miei ricordi la strada c'era sempre stata, non facevo molto caso al paesaggio che mi circondava perché sapevo in che direzione stavo andando, sapevo che il fiume era poco lontano e l'odore del buio permeava ogni cosa con quel suo gusto caldo, avvolgente e confortevole.

Mentre salivo l'argine, piuttosto ripido, a dire il vero, cercavo di mantenere un equilibrio per non sporcarmi i pataloni di fango, visto che avrei dovuto, in quel caso, spiegare dove ero stato. Di positivo c'era che bastava inspirare un po' di profumo della notte e già mi trovavo a salre quasi sospinto da un assetto positivo in un mare caldo.

Ormai ero in cima all'argine, tanto valeva proseguire e varcare la soglia di quel liquido scuro che si intuiva appena frusciare sotto le suole delle scarpe e che non era poi così freddo e neanche troppo inospitale.

Poi, mentre il lampione si accendeva di nuovo, solo qualche passo più avanti ed un'auto svoltava per la piccola strada di campagna illuminando l'asfalto steso da poco, il profumo del buio sparì lasciando spazio ai gradini di porfido.

- Ecco le pizze!