Mi spostai dunque verso il sud di quel paese,nemmeno io so ancor bene il perché.

Una lunga costa,arida e frastagliata con molti massi che debbon rendere l’approdo alle navi assai difficoltoso,accompagnò per lunghi giorni il mio cammino: spesso approfittai di quelle acque color dello zaffiro più puro per ristorarmi dal gran caldo e dalle fatiche del viaggio,sebbene lasciassero sulla mia pelle e sui capelli uno strato sottile e bianco dal sapore salino.

Avevo riposato invero assai poco,non essendovi vegetazione sufficiente per ricoverar il mio destriero e stendermi io stessa così,una notte ,quando mi resi conto di non aver più forze,cercai riparo entro una grotta presso la riva,nascosta alla vista di eventuali viaggiatori notturni.
Sedetti per un poco soltanto all’ingresso,osservando il meraviglioso spettacolo che Luri aveva deciso di offrirmi,tingendo d’argento una larga fascia d’acque nere e quiete,indi rientrai e mi rilassai al rumore della risacca,mentre Toki  si cibava di tenere foglioline rade ch’avea trovato sugli arbusti presso quell’antro che mi parea disabitato.

Albeggiava quasi,quando fui ridestata da un inusuale rumore,un brontolìo sommesso,animalesco e di certo assai poco amichevole.
Spingendo lo sguardo nell’oscurità ancor persistente del fondo della grotta scorsi con sgomento un’ombra massiccia e scura d’animale.
Mantenni la calma,ma la mandritta portai lentamente all’elsa della spada,pronta a sguainarla in caso di bisogno,sebben ricordi assai poco il suo uso.
L’ombra iniziò ad avanzare verso di me e il ringhio si fece più distinto,ma io sorrisi:si trattava d’un mastino,uno di quei grossi cani color dell’argento che già avevo potuto ammirare alla Masseria e che m’ero ripromessa di comprare,un giorno.
Allungai entrambe le mani davanti a me,ponendo i palmi aperti in modo ch’egli potesse vedere da sé che non lo minacciavo.
“Tog bog è,tog bog è” gli sussurrai cantilenante,mentre curioso ora m’annusava le mani. Si pose seduto innanzi a me,quieto seppur guardingo.
Trassi dalla borsa un grosso pezzo di  pan-di-via e glielo poggiai d’innanzi.
Sospettoso lo annusò a lungo,poi accennò a scodinzolare e lo ingollò ben presto,leccandosi il muso soddisfatto.
Mi sedetti ed egli venne a posare il testone sulle mie ginocchia.Lo accarezzai a lungo,incurante del filo di bava che gli scendeva dal muso,grattandolo dietro le orecchie,prima di risolvermi a riprendere il cammino.
M’appressai all’ingresso riparandomi gli occhi con la mano perché v’era luce fortissima,ormai,il grosso cane al fianco.
Quando s’avvide di Toki,forse comprese ch’io stavo per andarmene ed assunse un’espressione triste: sedette uggiolando davanti all’entrata.
Volgendomi per accarezzarlo un’ultima volta,m’avvidi di alcune reti stese ed altri rudimentali attrezzi per la pesca,segno d’un abitante che giustificava così la presenza del mastino in quel luogo.
Volentieri avrei atteso d’incontrare il personaggio che abitava l’antro,ma la premura di riprender il viaggio mi spinse a salir in sella con un sospiro.

A parte il cane,non avevo incontrato anima viva.