Postfazione

(o epilogo che dir si voglia)

ovvero dei loro desideri e dei loro destini


Erano passati molti mesi dalla vittoriosa conclusione dell'epica battaglia nel planetoide di Sediuls. Ormai la gente li aveva dimenticati, ma non aveva tutti i torti. Alla vicenda era stato dedicato un trafiletto di quindici righe, a pagina ventitré del quotidiano federale, infilato in mezzo fra gli annunci mortuari e gli spettacoli dei cinema porno. E loro, inutile dirlo, avevano tristemente finito la loro carriera in una



(DITELO TUTTI IN CORO, È IL VOSTRO MOMENTO!)



CELLA BUIA E FETIDA



«Non è giusto, però!» disse Yena.

«Che cosa?» chiese Mark.

«Ho di nuovo finito le pile laser! Queste erano già mezze scariche!»

«Beh, ragazzi» disse Jake «oramai dovremmo esserci abituati. È da qui che è cominciato tutto questo casino.»

«Eh, già!» disse Nick.

«Al processo, però, potevano sorvolare su qualcosina, visto che, anche se abbiamo fatto qualcosa di male, lo abbiamo fatto per il loro bene.»

«Non capisco poi tutte quelle imputazioni: danneggiamento aggravato e continuato, strage multipla aggravata, distruzione di proprietà varie ai danni della Federazione, intrusione in zone off limits e, dulcis in fundo, violenza carnale ai danni di sommelier imperiale (che poi sarebbe Joy).»

«Già, già! Il giudice era sicuramente un fottuto mafioso.»

«Hanno sbattuto dentro anche me» disse Mark «solo perché ho buttato per terra una sportina di plastica sul pianeta Sudaticcius!»

«Ma che schifo! Ci hanno sbattuti in quattro in una cella da due e, quel che è peggio, sono rimasti solo due topi morti con le verdurine marce, per cenare stasera.»

Una lacrima scivolò sul viso di Yena.

Nick allora si fece avanti e disse con tono comprensivo

«Non piangere, facciamo a metà.»