Capitolo XVIII


La notte era fredda, buia e piena di pericoli.

Un faro proiettava sulla superficie della cupola che proteggeva la città una immagine che aveva tutta l'intenzione di voler sembrare una luna. D'un tratto la grotta si illuminò quasi d' incanto, e nel limpido cielo simulato saettò una luce e si venne a fermare proprio sopra la grotta. Al suo interno, in una culla di plexiglass, adagiato fra pallini di polistirolo espanso e riscaldato da due termoventilatori auto-orientanti superautomatici giaceva un bambino nudo. Al suo capezzale stava la madre, ricoperta da un'aura luminosa elettrificata per proteggerla da eventuali stupratori. Su tutti vegliava un uomo con una gamba di legno e una lunga sciabola affilata che fungeva anche da bastone da pastore.....

«OOOOHHH...»

«OOOOOOOOHHHHHH.....»

SSKKIIAAAAFFFFF... SKIAF... SKIAF...

«OOHH... Porca d'una puttana verra, ti vuoi svegliare sì o no?»

«Eh? MMMFFFFHHH Oh! AUG... MGNGNOIUUUAAAARG...»

«Cioè?»

«Jake! Ohooh... Stavi sognando qualcosa di brutto?»

«No... Non credo...»

«Mah... facevi degli strani gnicchi con dei versi che sembrava che ti stessero esaminando le budelle da sveglio!»

«Ah.. sì.. devo aver mangiato troppo ieri sera, stavo sognando che c'era un Gesù bambino super-tecnologico con Sua Madre matta. E poi c'era Giuseppe che aveva una gamba sola e faceva il pirata mercenario, e poi...»

«Va bene, va bene...»

«E poi...»

«Ho detto che va bene....»

«Ma poi...»

Un coro generale si decise finalmente a stroncarlo.

«Va bene Jake! ABBIAMO CAPITO! BAAASSTAAAaaahhh....»

Nick prese la parola.

«Ma lo sai Jake che hai combinato un bel casino! Non è possibile che tutte le volte ti devi fare riconoscere. Ci hai tolto la possibilità di circolare indisturbati per la città, ormai i nostri identikit saranno già stati messi in memoria a tutti i poliziotti robot. Per fortuna abbiamo fatto a tempo a comprare qualche vestito.»

«Già, e anche la cassetta degli Slayer!» intervenne Yena.

«Per l'appunto... Dicevo, ora abbiamo poche possibilità di uscire indisturbati dalla città, dovremo per forza seminare morte e distruzione.»

A quelle due parole, Yena partì in quinta e si diresse a larghe falcate verso la città.

«Eccone un'altro che ogni tanto va nei matti.» replicò Mark «Ma non mi sembra il caso di stare a discutere... Aspettami, Yena!!!»

«A questo punto...» Nick fece una breve pausa «AARRGGHH!!!»

Il gruppo si diresse a razzo verso la città e, come non era più solito fare da un po' di tempo a questa parte, seminò morte e distruzione ovunque, finché...

TOONNKK!!!!!!!!

(Rumore di testa sbattuta contro una porta blindata).

La corsa distruttiva di Yena si arrestò di fronte ad una porta di acciaio alta due metri e mezzo e larga tre.

«E adesso? Come facciamo ad entrare?» chiese Yena dopo essersi ripreso dalla zuccata.

«Ma sei proprio sicuro di voler entrare lì dentro?» si accertò Mark, ma la sua domanda non venne ascoltata.

Yena infatti aveva una delle sue solite crisi da porte chiuse.

Si arrampicava strisciando come un serpente su tutto il pannello d'acciaio, saggiando la resistenza dei bordi e delle saldature, tentando di scalfirle con le unghie e coi denti, tentava inutilmente ti strattonare la maniglia dell'uscio puntellandosi con i piedi al muro, scrutava il buco della serratura per vedere di forzarla, ma era tutto inutile.

Jake prese sù di peso Yena, lo buttò per terra in corrispondenza di un pulsante illuminato sul muro e disse

«Perché non provi a suonare il campanello?»

Yena ci rimase un po' male, ma poi premette il pulsante e dopo qualche istante la pesante porta si aprì con uno scatto secco.

Appena entrati nel cortile interno, una botola si aperse (notino lor signori la finezza letteraria della parola “aperse” e non come i comuni mortali “aprì”), comunque, come dicevo, una botola si aperse sotto i loro piedi e, come al solito....

O no?

No!

E, stranamente accadde qualcosa di strano.

I quattro si trovarono catapultati in un ufficio sfarzosissimo, con la moquette di pelo di f... e le poltrone di pelle umana.

Dietro una scrivania di mogano, attorniato da numerose piante di ficus, stava un umanoide dall'aspetto pittoresco, con un enorme naso di colore rosso acceso.

«Mi chiamo Bendus, e sono il custode di questa città. Non credo di conoscervi...»

Nick, da diplomatico prese la parola «Neanche noi la conosciamo, ma purtroppo non ce ne frega un cazzo per cui ora, in nome del Potere che noi rappresentiamo, ci prendiamo il potere!»

«Non credo che sia così facile, per voi...» e detto questo premette un pulsante sulla scrivania.

Le poltrone di pelle umana presero vita e ingaggiarono battaglia con i quattro eroi.

Non capita tutti i giorni di fare a botte con delle poltrone, ma comunque la situazione venne presto ristabilita e Bendus venne detronizzato e spedito in un pacco regalo a Sediuls.

«Yeeee!!!» Fece Yena,

«Jaaaa!!!» Fece Jake,

«Iickk!!!» Fece Nick,

«Arrrk!!!» Fece Mark.

E poi tutti insieme fecero una gran mangiata che gli era venuta una fame della madonna.

Dopo essersi abbondantemente saziati, si resero conto che avevano il potere della città.

C'era solo un piccolissimo particolare.

Non c'era più nessun abitante, per il semplice motivo che erano scappati tutti via con le capsule di salvataggio e la città era deserta e semidistrutta.

In ogni caso potevano sempre contare su riserve di viveri e di vestiti sufficienti ad una intera stazione spaziale.

«E perché no?» Saltò sù Nick dopo essere caduto per un tempo indeterminato in una fase di rimuginamento mentale.

«E perché no... cosa?» Lo assalirono gli altri.

«Perché non carichiamo tutto il possibile su di una nave e ci teletrasportiamo all'esterno dell'Aldivalus? Tanto, da qui, abbiamo visto che facciamo una gran fatica a boccheggiare Sediuls, poi, almeno ci divertiamo un po'.»

«Beh, non è una idea malvagia.»

«Si... Può... Fareeeee!»

«Oh, regaz, non esaltiamoci troppo..... non so mica se c'è una nave e se c'è forse è da caricare.» disse Nick, tornando sui suoi passi.

La reazione degli altri tre fu così violenta che lascio libertà al lettore di immaginarsela come vuole (anche perché io sono fatto duro e non ho quasi più idee).

Comunque Nick sopravvisse anche a quello.

Accantonata quindi l'idea di fare i facchini, e, visto che ormai il sistema automatico di generazione di scenari aveva fatto calare sulla città uno splendido tramonto simulato, i nostri eroi decisero di tornare alla grotta che li aveva ospitati anche la notte precedente, visto che non era poi tanto improbabile che la popolazione tornasse per vendicarsi.