Capitolo XIII


Camminando per quel che rimaneva del campo di grano, devastato dall'incendio provocato dal SANE, i quattro, fecero un po' il punto della situazione.

1. Non c'erano viveri;

2. Non c'era nessun tipo di costruzione che potesse sembrare abitata;

3. Non sapevano in che punto dell'Aldivalus si trovassero.

4. Non sapevano niente (cioè come al solito: un cazzo);

5. L'unica cosa che sapevano era che presto sarebbero arrivate le unità per la pulizia e la ricoltivazione del terreno;

Tutto sommato avrebbe potuto andare peggio, avrebbe potuto mettersi a piovere.

In quel momento, un guasto alla centrale di controllo meteorologico dell'Aldivalus, provocò un improvviso condensamento della umidità atmosferica in grandine. Nello stesso istante, ad un paio di centinaia di metri dai quattro, sbucò fuori da una botola nel terreno, un essere umanoide, ma con un naso sproporzionatamente grande e una camminata da uomo delle caverne. Solo pochi esseri nell'universo potevano vagamente assomigliare a quello e Yena non poteva sbagliarsi. L'unico che poteva avere QUEL NASO e QUELLA CAMMINATA doveva essere lui.

«Caaaassssuuussss!! Porco d'un..., che ti venisse un...»

L'eco della voce di Yena si perse all'orizzonte.

Cassus era stato un compagno di Yena durante la guerra, ma poi si era ritirato e si era dato all'agricoltura.

«Eeeeeeehhhhhh! Che cazzo ci fate da queste parti? Guardate qua, mi avete distrutto tutto il campo! Porco d'un..., ecc.. ecc..»

Mark e Nick, alla vista del naso di Cassus, per poco non svennero, e Jake si limitò ad aprire gli occhi molto lentamente e uno alla volta, per abituarsi alla visione.

Comunque, la prima cosa che i quattro fecero quando si riebbero allo shock, fu quella di tappare la bocca a Cassus, che stava ammucchiando stronzate su stronzate e di trascinarlo dentro la botola da cui era venuto. Nelle stanze sotterranee, arredate in modo un po' strano con pezzi di recupero presi da un demolitore, si spandeva un odorino inconfondibile. Jake iniziò ad aleggiare per i corridoi, nella direzione da cui proveniva quell'odore, e gli altri gli si misero dietro. Arrivarono in una sala al cui centro stava una tavola. Da una porta laterale, sbucò una donna vestita da casalinga. Era la madre di Cassus e portava su di un carretto quattro o cinque latte di pizza, di quelle da fornaio. Jake si fiondò a tavola e, mentre gli altri stavano arrivando, iniziò ad affettare due o tre agli sulle sue due latte. Poi, tutti insieme, si godettero il primo vero pasto da quando era iniziata la missione. Finita la pizza, Yena chiese a Cassus dove si trovava la sala di controllo principale dell'Aldivalus.

Cassus provò a spiegarsi.

«Dunque. Dovete andare dritto per di là, per circa un milione di chilometri, poi dovete voltare a destra all'ultimo incrocio,poi ancora a destra, poi a sinistra, poi andare dritto, poi tornare indietro... insomma, più o meno, non lo so! Cosa cazzo lo chiedete a fare a me che sono buono solo di zappare i campi di patate per togliere i bidoni?»

La fama di Cassus di zappatore di bidoni, ormai aveva invaso la galassia, dovevamo aspettarci una risposta simile.

«Se però volete sapere come andare al centro abitato più vicino, vi posso prestare il mio teletrasporto.»

Yena disse che non era una cattiva idea, così ringraziammo per la pizza, e tutti belli e rimpinzati entrammo nella cabina di teletrasporto. Il viaggio non fu dei più entusiasmanti e questo grazie alla lentezza del teletrasporto. Arrivammo a destinazione dopo circa un' ora da quando ci eravamo smaterializzati, e il nostro corpo risentiva ancora del tipico indolenzimento da teletrasporto.

Ma fu solo un istante.

Davanti a noi c'era un piccolo agglomerato di costruzioni di forma rettangolare e un cartello, sull'unica strada corridoio indicava:


Centro Studi Elettrobionica Avanzata


Blocchi 217-239


Data la importanza del centro, ci sarebbero state di certo numerose guardie, ma per il momento sembrava tutto tranquillo.

In effetti, era molto tranquillo.

Praticamente silenzioso.

Non si sentiva assolutamente niente (cioè come al solito un cazzo!)

«Bene!» saltò su Jake «Andiamo a fare un giro a vedere cosa c'è di bello qua dentro.»

Nick, che era davanti al gruppo e al cui occhio non sfuggiva mai niente si bloccò improvvisamente indicando con l'indice delle piccole scatole bianche sistemate vicino alle porte di accesso ai laboratori.

«Sensori ad infrarossi. Rilevano le differenze di temperatura e suppongo che facciano parte del sistema di allarme.»

Jake, che come al solito sbagliava sempre i conti, ma che ogni tanto aveva delle buone idee, disse

«Ci penso io a quei zavagli lì!» e iniziò s strisciare affiancato al muro. Giunto sotto alla prima scatola, la ruotò verso il muro e ripetette l'operazione con tutte le altre.

«Ok. Questo sistema di allarme è escluso.»

Da un'analisi delle porte dei laboratori, risultò che non vi era nessun altro sistema di allarme ad esse applicato, così si decise per entrare.

I laboratori erano dotati di attrezzatura piuttosto scadente e abbastanza vecchia, ma nell'ultimo c'erano alcuni mezzi abbandonati dai tecnici che se ne servivano per muoversi all'interno dell'Aldivalus furono trovate anche alcune carte che rappresentavano uno schema della nave e addirittura qualche provvista, compresa una cassa di lambrusco (di pessima qualità).

Dato che li non c'era niente di interessante, i quattro decisero di dirigersi verso il centro operativo della nave, la sede della presidenza di Sediuls, portandosi però dietro anche qualche pezzo di ricambio per la CrossRay e qualche ricordino.