Sospesi, come le farfalle del gioco di un bimbo,
i miei pensieri volteggiano attorno alla luce
misteriosa, silenziosa, eppure splendida
affascinante e terribile come l'essenza stessa della vita
e come falene che sfiorano il vetro rovente
rischiano ogni istante d'esser bruciati
pur di restare in quel limbo carico di bellezza.
Raccolgo con la mano un piccolo Icaro
e lo depongo al fresco sotto la tavola
prima di tornare nuovamente seduto
e mi ritrovo a piangere come se fossi stato io a cadere
accecato, ferito nel profondo da quella luce
che come sempre si spegnerà, dopo avermi lasciato a terra.