Come tanti piccoli Ulisse salpiamo ogni giorno per una nuova ricerca.
Qualcuno naviga sotto costa, al riparo dai pericoli, qualcuno decide di prendere il largo.
Alcuni si uniscono in convogli, navigano fianco a fianco nella stessa direzione, a volte si perdono di vista come galeoni nella nebbia, altre volte prendono all'improvviso rotte diverse, senza preavviso.
A volte ci mandiamo messaggi in codice, altre volte ci attacchiamo alla fune della sirena e ululiamo le nostre paure al vento, a volte prendiamo la radio e speriamo che all'altro capo del nulla ci sia qualcuno ad ascoltarci.
Ognuno di noi segue la sua rotta privata, ognuno di noi, in definitiva, è solo nell'oceano.
Ho fatto questo stesso pensiero mentre tagliavo il cordone ombelicale che teneva unite mia moglie e mia figlia.
In quel momento ho lanciato una scialuppa nell'oceano, una nuova nave che seguirà la sua rotta privata, nonostante tutto e tutti.
Eppure fatico sempre a farmi entrare in testa questo concetto.
In un angolo dei miei pensieri conservo sempre l'idea che certe rotte comuni siano "le migliori". Non che le abbia decise unilateralmente, ma viaggiare in convoglio
Poi vedo il convoglio sciogliersi, e finisco per ascoltare in silenzio, alla radio, messaggi sempre più incomprensibili di navi ormai lontane.