L`amicizia non biasima nel momento della difficoltà,
non dice con fredda ragionevolezza: se tu avessi fatto così o così.
Apre semplicemente le braccia e dice:
non voglio sapere, non giudico, qui c`è un cuore dove puoi riposare.
(Malvida von Meysenburg)


Ho letto questa frase riportata da una persona a cui ero molto affezionato, dopo che la nostra amicizia si è rovinata per una serie di vicende e di comportamenti che io non ho accettato.
Mi sono reso conto che questo è un pensiero comune a tante persone. Sfogliando qua e la ho addirittura trovato un paragrafetto di Benedetto Croce sull'amicizia che la descrive esattamente in questo modo, sebbene il suo ragionamento parta da un concetto che mi sta molto a cuore: la condivisione.

Benedetto Croce scrive che "Come l'amore, l'amicizia non ha nulla da vedere col giudizio che si rechi sull'individuo nel suo complesso; non ha da vedere coll'ammirazione intellettuale o etica. Hanno torto del pari coloro che pretendono l'amico irreprensibile e coloro che per amicizia smarriscono o relegano in un canto il giudizio critico e morale." sebbene concluda dicendo che "L'amicizia consiste tutta in quel reciproco legame delle anime. E per questo essa è un istituto morale, il cui significato e valore sta nella realtà del disinteresse nell'uno e nell'altro, nel sentirsi sollevati sull'utilitarismo. Onde nell'amicizia, come nell'amore, si trova un rifugio:... "

In queste affermazioni io leggo un conflitto: chi cerca nell'amicizia solo un rifugio dalle difficoltà della vita sta in un certo senso usando l'amicizia in modo utilitaristico o egoistico. Sfrutta il sentimento dell'altra persona per sentirsi protetto, importante per qualcuno, senza però partecipare alla relazione mettendoci del proprio. Può capitare che sia una situazione temporanea, ma in generale ritengo che una relazione di amicizia di questo genere non sia destinata a durare nel tempo.

Sono invece molto d'accordo, nonostante io stesso sia caduto più volte nella trappola di volere l'irreprensibilità dei miei amici, sul fatto che in amicizia sia da applicare la sospensione di ogni giudizio etico e morale sulla persona e sui suoi comportamenti. In parole povere, una amicizia non deve essere vissuta come un rapporto di sudditanza psicologica o di menefreghismo, ma come una relazione ricca di scambi in cui vi sia comunque una forte spinta a comprendere le ragioni e le critiche di entrambi ed a venirsi incontro.

In modo molto simile a quello che accade in una relazione amorosa, una Amicizia con la A maiuscola in cui non vi sia il desiderio di condividere sentimenti, emozioni, gesti e momenti della nostra vita è carente in partenza. La condivisione implicitamente comporta l'accettazione dei comportamenti e dei nostri amici ed a sua volta questo implica un giudizio di merito basato sulla comunicazione reciproca dei motivi per cui si fanno alcune scelte piuttosto che altre.

Non voler sapere, non voler giudicare in nessun caso, non lo considero un comportamento da amico, mi sembra piuttosto il comportamento di un medico che somministra una terapia ad un paziente; certo, al medico sta a cuore che il paziente stia bene, ma non gli interessa avere nulla da lui.

Questo è un genere di relazione "a senso unico", sbilanciata verso chi riceve il quale si aspetta di poter fare qualsiasi cosa tanto "l'amico capirà".
Io invece parto dal concetto che, se l'uomo è un animale sociale e l'amicizia è un sentimento di relazione tra due persone che dona qualcosa ad entrambi, questa relazione deve essere impostata su un piano di "scambio" paritario, di condivisione, appunto.
E condivisione vuol dire anche e soprattutto ascolto, confronto, giudizio, replica e mediazione delle proprie idee e dei propri comportamenti in relazione, appunto, all'amico.

 

Perché si diventa amici?

Se conto le persone che io chiamo amici, probabilmente mi basterebbero metà delle dita di una mano. L'amicizia per me ha un significato di relazione sociale molto intensa, di condivisione e discussione di idee in un modo che non è quello del comune scambio tra semplici conoscenti.
Parte da convincimenti profondi che sono alla base del nostro modo di vivere e di pensare, alla radice dei nostri desideri, delle nostre aspirazioni, del nostro modo di relazionarci col prossimo.

Si diventa amici un poco alla volta, scavando nei ragionamenti fino a raggiungere il nocciolo duro dei nostri credo e dei nostri sentimenti. Quando arriviamo a questo nocciolo e ciò che vediamo nel nostro amico ci soddisfa, ci rassicura, ci regala quel benessere che tutti in fondo desideriamo, in quel momento diventa un nostro amico.

Mi viene naturale un paragone, pensando che tutte le sovrastrutture di quel nocciolo, gli atteggiamenti, le parole, le espressioni, somiglino un po' alle radiazioni solari che arrivano sulla terra e la riscaldano, così come i gesti dei nostri amici, quando nascono dal loro cuore (il nocciolo) riscaldano il nostro animo.

Al contrario dell'amore, sentimento che nasce da un legame irrazionale ed emotivo e si esprime in modi e relazioni concrete, l'amicizia a mio avviso nasce da relazioni concrete che si proiettano in un legame empatico più profondo.

 

Cosa ci si aspetta da un amico?

Che sia se stesso, che non si nasconda, che non ci volti le spalle all'improvviso, che non tradisca la fiducia che è al tempo stesso il collante di quel nocciolo che di lui apprezziamo e che ci riscalda l'anima.

La cosa principale che ci si aspetta da un amico è che ci sia e che ci ascolti. Solo sul dialogo e sullo scambio dei pensieri si può pensare di coltivare una amicizia che sia degna di essere chiamata tale. Ci si aspetta perciò che non rifugga la nostra presenza e che sia sempre e comunque sincero con noi, anche quando ci dice cose che non vorremmo sentirci dire.

Un amico ci vede sempre con un occhio particolare perché tra le sue prospettive vi è quella di salvaguardare noi, ancor prima della nostra amicizia.

 

Cosa non ci si aspetta da un amico?

Riprendo la frase con cui ho aperto questa riflessione per sottolineare ancora il fatto che non condivido l'idea che da un amico non ci aspetta di essere giudicati.
Se abbiamo una visione solo soggettiva dell'amicizia, viene molto facile pensare che un amico debba sempre apprezzarci indipendentemente da quello che facciamo.

Purtroppo (o per fortuna) invece, siamo esseri umani e ci portiamo dietro un carico enorme di incoerenze e di imperfezioni piccole e grandi. Fa parte della nostra natura e per questo accade che di un amico si arrivi a detestare qualche comportamento.

Per questi motivi, al contrario di altri, ritengo che sia quasi un compito "istituzionale" di ogni amico, in virtù di quella empatia che crea il legame di amicizia, prenderci per il bavero e chiederci cosa stiamo combinando, quando ci troviamo ad andare contro alle idee che avevamo sempre condiviso con lui, quando ci comportiamo fuori dagli schemi consueti, quando ci allontaniamo per inseguire qualche sogno.

Ovvio, l'intensità di tutto questo dipende dal tipo rapporto di amicizia e da quanto siamo disposti a mediare i nostri comportamenti per coltivare la nostra amicizia.

 

Litigi

A volte, però, si arriva allo scontro, ed inevitabilmente succede quando si interrompe il dialogo, quando la spinta egoistica di entrambe le persone ad avere ragione in maniera assoluta blocca ogni forma di condivisione.

Sono situazioni molto dolorose perché entrambe le parti desidererebbero che l'altro comprendesse le proprie ragioni, senza che queste ragioni siamo rese palesi o, peggio, quando da uno dei due, le ragioni del dissidio sono considerate futili.

In realtà non vi sono mai problemi futili, come un granello di sabbia infilato nel posto sbagliato può bloccare il motore di una automobile, così anche divergenze che sembrano piccole ad uno dei due amici, può diventare insormontabile per l'altro.

Vi sono solo due strade per uscire da questo genere di situazioni: la mediazione o il distacco.

Se la prima può essere molto difficile e faticosa, perché richiede che entrambi mettano in gioco le proprie convinzioni e siano disposte ad accettare di cambiare anche se stessi, la seconda è spesso molto dolorosa perché viene accompagnata da una grande crisi di fiducia.

Il collante essenziale che tiene insieme il nocciolo dell'amicizia è proprio il genere di fiducia profonda che si concede all'amico. Quando questa viene a crollare (e i motivi sono sempre gli stessi, isolamento, mancanza di comunicazione e condivisione) le fondamenta stesse dell'amicizia sono messe a rischio.

Se le mediazioni non riescono allora non c'è alternativa al distacco. Non è mai una soluzione efficace però , perché sciogliere una amicizia di qielle radicate, vuol dire comunque lasciare una traccia profonda nelle persone, una scia di ricordi che può essere molto dolorosa.