Sagitta era strabiliata da quella presenza quanto mai opportuna per lei e che per la seconda volta le salvava la vita: non osava fare domande, quell’oscuro signore la dominava e le apparteneva, come l’aria appartiene al cielo.
La sua voce uscì atona e roca, fattasi timida improvvisamente: “Chi sei? Se posso chiederti”
Egli sorrise, la prese tra le braccia e con il suo incedere forte e regale l’accompagnò all’interno del casolare.
“Tutto a suo tempo, piccola maga - rispose con la sua calda voce pastosa - tutto a suo tempo”.
All’interno del casolare era acceso un camino grande e luminoso e sul fuoco arrostiva un bel pezzo di carne che rosolava, sul tavolo vi erano due bicchieri di vino colmi in attesa di essere bevuti, tutto sembrava avere atteso Sagitta da sempre… da sempre?
Sagitta si accoccolò al lato del camino scoppiettante, la piccola ruga sulla fronte era accentuata interrogativa, i suoi occhi brillavano irrequieti in attesa di spiegazioni che non arrivavano.
Finito di nutrirsi bevve a piccoli sorsi dal suo calice gustando il sapore aspro e giovane di quel vino che iniziava a scorrerle caldo nelle vene.
Un sonno pesante si impadronì delle sue palpebre, e Sagitta si lasciò andare senza rispondere e senza risposte.
Sembrava una bimba addormentata sulla grande pelle ai piedi del camino, il cavaliere sconosciuto la guardò e le sorrise con occhi che esprimevano l’eternità che era in lui.
“Dopo, piccola portatrice di luce, ora riposa, dopo saprai quello che devi sapere.. non di più, pena pericolo per la tua vita che è la mia”.
Le ore erano passate veloci e la notte aveva consumato ogni candela di Arcano, quando Sagitta si destò dal sonno più quieto della sua vita.
Accanto a lei dormiva il cavaliere sconosciuto protettivo e forte, proteso verso di lei con il viso tranquillo ed il respiro rilassato.
Il sonno di un eroe.
Gli occhi di Sagitta scrutavano i lineamenti regolari dell’uomo, il naso dritto e forte che saliva sino alle sopracciglia, il lungo taglio degli occhi chiusi, i folti capelli scuri, la fronte alta, provando un forte senso di piacere.
Quasi gli occhi di Sagitta lo accarezzassero il cavaliere si destò, si guardò intorno, con occhi assonnati, le sorrise e iniziò a narrare.
“Vengo da un mondo lontano, diverso da Arcano, diverso dalla Terra da dove provieni tu, un mondo violento, dove solo il più forte sopravviveva, dalle radici del tempo fummo trasportati in giro in ogni angolo della galassia; alcuni di noi erano mercenari assoldati da re e da nobili per uccidere per loro, addestrate macchine da guerra per una lotta senza quartiere. Tu ha visto la mia forza e la mia energia, a nessuno è dato conoscere il mio nome, neppure a te piccola mia. Nei tempi passati abbiamo già vissuto insieme... ti liberai da un re violento ed usurpatore di cui tu eri lo stregone, l’indovina, la veggente, la maga…. Tu vedevi il futuro, una luce si generava da te ed immagini fluivano dalla tua mente ed eri la vera maga del tempo, nessuno osava contraddirti... la tua arma era una dolcezza infinita difesa dal mio arco, dal mio pugnale, dalla mia spada, eri la mia regina ed io il tuo signore. Mille cose accaddero in una notte incredibile ove il cielo del nostro paese era illuminato da milioni di stelle, gli eoni del tempo si scatenarono contro di noi, baciati dall’amore e dalla fortuna, e ti ghermirono a me che ti addormentai impedendoti di morire. Non ti voglio ricordare le numerose battaglie vinte al tuo fianco, le luminose notti trascorse con te, notti senza fine, d’amore, di luce e tenebre, di fuochi ed ombre, di infinito, lo farò ma non ora piccola maga dai lunghi capelli e dal passato antico che non ricorda. La nostra è una storia scritta nel tempo, sul marmo dei nostri cuori, ecco perché cara piccola donna scorpione hai cercato me, e mi hai trovato in questa terra lontana, ma ogni cosa a suo tempo, ogni tempo deve trascorrere e molti soli e molte lune scorreranno nelle nostre stagioni ……”
Sagitta accolse quelle parole come se avesse atteso da immemorabili anni una spiegazione: l’ombra che le aveva portato la luce, il suo continuo vagabondare per cercare risposte, per portare dolcezza e pace.
Il suo scopo in questo luogo.
Le accettò con la consapevolezza di una donna che è e che sa di avere accanto a sé finalmente l’uomo per cui è stata fatta.
Le domande, troppe ma erano solo parole di cui lei non aveva bisogno, i suoi occhi luminosi incontrarono i suoi ed il tramonto delle stelle ricrearono un angolo di terra al limitare del bosco.