La notte nella foresta nell'incavo del grande albero del pepe era passata tranquilla, il profumo speziato permeava l'aria di una fragranza magica.
Luce di sole filtrata dall'intrico di rami accarezzava i corpi di Sagitta e del cavaliere riscaldandoli, dormivano abbracciati, di un sonno tranquillo.
Sagitta sorrideva al sonno con espressione estasiata.
Lui si svegliò e la guardò a lungo con un sorriso tenero e malizioso contemporaneamente.
"Piccola Sagitta che sogni, con quel viso, di me sicuramente, di noi poche ore fa, avevi quell'espressione e sei bellissima"
Sorrise, spostando i capelli dalla fronte, si accarezzò il pizzo, e strofinò la barba crescente, con un gesto rude e virile.
Aveva fame; rise dentro al suo cuore.
Ebbe pena a svegliarla ma dovevano andare, l'accarezzò dolcemente, sospirando.
"Mia dolce .. piccola... Svegliati, è ora"
Il suo sorriso spense la pena, il suo bacio incendiò il suo cuore.
Si tuffarono, rabbrividendo, nell'acqua di un vicino torrente per lavarsi sommariamente, risero dei propri corpi raggrinziti dal freddo, si rivestirono e proseguirono.
Sagitta guardava orgogliosa il suo uomo cavalcare nel sole, davanti a lei, bello come un dio guerriero... gli dei l'avrebbero punita per avere amato un semidio, ma non importava: per lui tutto quello che aveva, tutto, lampi di ricordi, di cose future si mescolavano, la veggenza era così nebulosa quando era incerta e quest'oscurità d'energia non la rafforzava.
Fame, aveva tanta fame.
"Mio re - lo chiamò con voce dolce - fermiamoci alla prossima casa e chiediamo cibo, poi andremo a cercare il drago dormiente, il re lucertola come dici tu"
Lui si girò chiedendosi quali poteri aveva la sua donna: lui non le aveva mai parlato della sua missione, quanto amore nei suoi grandi occhi scuri, quanta determinazione.
Si fermarono in una casa poco distante, chiesero del cibo per continuare il cammino, legarono le loro cavalcature ad un albero, e ricevettero in cambio di poche scaglie di miara un pane fresco, formaggio stagionato ed una caraffa di vino bianco fresco.
Il tempo di divorare tutto quanto e ripresero il loro viaggio.
Il sole stava calando, avrebbero viaggiato sino al suo nuovo sorgere per evitare incontri.
Sagitta si chiedeva chi fossero quegli uomini che vedeva nelle sue immagini, che armi strane avevano: ribelli che cercavano lui per impedirgli di parlare col dragone e portare all'Imperatrice Nimira il dono della pace per il suo popolo.
Le loro parole le erano chiare nell'intento ma oscure nel modo: "thak" esclamò, la lingua dei morti la poteva aiutare a capire e così fu..
Non erano ancora scesi da cavallo, quando Sagitta guardò il cielo e lo vide oscurarsi dalla fuliggine di chissà quali vulcani esplosi in chissà quale era d'Arcano e nel cielo volare un gran drago che la guardava con gli occhi verde smeraldo:
"Mio signore" esclamò "ci siamo, siamo vicini al tempio del Drago Dormiente, dove dovrai combattere e vincerai. Ci sono tre guerrieri armati, uno è amante del vino e non avrai problemi, con gli altri dovrai stare attento: le loro armi hanno veleni strani. Una volta entrati non potrò fare altro che seguirti, il gran drago assorbe ogni mia energia. Combatterò al tuo fianco, come sarà possibile; tre sono i tranelli che dovrai affrontare con la tua testa ed il tuo cuore ed io ti seguirò sino alla morte"
"Piccola luna Sagitta, piccola maga dal gran cuore... il mio bene è stato averti al mio fianco da sempre, anche quando non ci conoscevamo, anche da prima del tempo, ma ora andiamo... non è tempo che per la lotta"