Il grande drago aprì gli occhi verde smeraldo e le piume che aveva sulla testa si sollevarono in segno di attenzione, Sagitta resse lo sguardo ed entrò in comunicazione con lui.
Lampi di luce, memoria di futuri e di passato, ricordi vissuti e da vivere.
Completezza.
Sagitta era nella stanza del tempo ove tutto era fermo in attesa del respiro del mondo.
Domande senza volto e risposte senza senso, questa era la verità di quel posto: accettazione.
Non fu possibile fare altrimenti.
Tutto era cambiato in quel gioco e nulla era importante tranne che il termine della sua missione.
La passione, la sua vita, tutto annullato in quel lattice di luce che le invadeva la mente, nel suo profondo.
Continuum temporum: nessun tempo in ogni tempo... fusione di passato, presente e futuro perché non vi era movimento, il telo di Kolise... molti inizi, una risposta univoca, un solo inizio... risposte senza fine (era esemplare la fine di quel kral che aveva chiesto come era l’inizio del mondo e si era perso nei meandri della propria mente).
Immota beveva il seme della conoscenza sola al suo destino, ben conscia che alla fine della sua missione nulla in Arcano sarebbe stato più come prima.
Sagitta, la memoria vivente del tempo.
Sagitta che aveva perso la memoria della propria vita affinché questo avvenisse.
Sarebbe valsa la pena di scomparire per ottenere tutto questo?
“Mio signore, salvami, salvami, non voglio morire ancora, non voglio essere falciata come grano maturo nel campo nel mese di mietitura per avere migliore farina... voglio vivere accanto a te, mio signore, per i pochi anni che ci restano, e finire cogli occhi i nuovi mondi, e vedere Arcadia, la tua terra, e solcare Aragonia nei suoi mari, raggiungere Orione e bruciarvi insieme a te“
Pensieri, nessuna parola dalla sua bocca: il suo mondo si fuse col passato e Sagitta dimenticò il suo eroe, la sua famiglia su Arcano, nulla: grandi piramidi, no... i primi hammers, gli uomini, le donne, tutti insieme la forza di Arcano, la luce di Arcano, la miara, l’energia di Arcano ed ancora il crox………
Sollevata da energia Sagitta fluttuò nell’aria e scomparve.
Troppo il carico da portare, troppo pesante per le sue piccole spalle... piombo fuso e freddo, i cancelli dell’orrore si aprirono davanti a Sagitta, un inferno senza pari ove era solo gelo e tenebra... era morta? Ululando alla luna di dolore gorgogliò, dalla sua bocca uscì un urlo senza rumore, follia.
Passarono istanti, ore, anni, secoli davanti ai suoi occhi resi bianchi dal gran gelo, solitudine e paura, ed il suo fragile corpo riapparve luminescente, al cospetto del drago che continuava a fissarla, mentre il suo principe era di pietra.
La non morte e le reminescenze avevano addestrato Sagitta a questo stadio di magia, ma sarebbe stata dura anche per Argon subire una simile ordalia... ora lei possedeva la conoscenza da portare a Nimira e quindi poteva tornare alla propria vita, felice di avere compiuto la propria missione.
Cosa aveva lasciato in quell’inferno Sagitta dagli occhi luminosi?
Non era più la stessa, era chiaro, dopo quella notte di solitudine tutto era cambiato in lei, il suo cuore era pesante: la passione o l’amore, scelte da fare una volta per tutte.
Si sedette un attimo con il petto ansimante che rubava aria ai polmoni, poi con un filo di voce disse: “Amore mio, per te camminerò sull’acqua dell’universo, e il destino ci verrà incontro perché, come tu mi hai promesso, noi cambieremo il nostro destino”.
Parole come sassi gettati nell’aria immota destarono il cavaliere che abbracciò Sagitta e la sostenne.
Aveva scelto?
Dopo aver consegnato all’Imperatrice Nimira la memoria d'Arcano sarebbe partita col suo re?
Oppure sarebbe ritornata alla sua vita di ogni giorno nella sua famiglia dove era amata e attesa?
Sofferenza fisica, il respiro di Sagitta era sempre più affannoso.
Il cavaliere la teneva teneramente tra le braccia, e il Drago era sparito, intorno a loro campi e silenzio.
Sagitta afferrò da terra la propria bisaccia ed estrasse una serie di pergamene che non aveva mai posseduto.
“Vai mio principe, consegna a Nimira queste missive e dille che la sua umile maga Sagitta è onorata di abitare qui ad Arcano. Fatti riconoscere per quello che sei da lei... e quando lo avrai fatto, non temere, alcuno potrà danneggiarti, finalmente occuperai il posto che ti compete.”
La prova era superata ma Sagitta soffriva, soffriva tanto da ottenebrarsi la mente: mai più avrebbe stretto quell’uomo fra le sue braccia, mai più avrebbe sentito il suo corpo unirsi al suo, mai più questa bruciante passione avrebbe preso corpo questo era il suo dovere.
Quale immane fatica trascinarsi ogni giorno senza di lui ora che l’aveva ritrovato, la sua luce si stava spegnendo... meglio morire?
Oppure...

PS : quando l’onda mi ha travolta ne sono stata felice perché ne conoscevo la forza, ora sono qui in attesa della prossima marea.