Una nebbia sottile scendeva ad attutire quel dolore immane che aveva spezzato il grande cuore di Sagitta.
MORTA, Sagitta era morta.
Troppo era stato il carico emozionale: non avrebbe mai rinunciato alle sue passioni, massimo piacere massimo dolore: nessuna mezza misura.
Il principe guardava l’esile corpo della maga, per nulla al mondo avrebbe voluto il suo sacrificio, neppure per salvare altra gente, ma non gliel’aveva mai detto.
E così se n'era andata meteora nel suo cielo notturno: quanto amore emanava ancora quella piccola spoglia, ma non poteva finire così... non era d’accordo il cavaliere scorpione principe della giustizia e della notte, Mathaius grande re aveva perduto per sempre la sua maga, non il senso della vita ma la sua magia di vita.
Un urlo feroce invase la sua gola, nulla e nessuno gli avrebbe restituito le emozioni, gli incanti, le attese, le fredde notti sotto quel cielo stellato ove il tempo fluiva immoto, tempo di eroi, di morte, di dolore.
Sagitta non sarebbe morta invano, avrebbe consegnato all’Imperatrice Nimira le pergamene, il corpo di Sagitta lo avrebbe portato su Nuova Arcadia la sua terra e lì, ove era deposto, le avrebbe costruito un magnifico parco colmo di piante, colori, animali e vita, a testimonianza che l’amore genera e non distrugge, come Sagitta voleva.
“Grazie Math – sentì nella sua testa la voce della sua maga – sarò sempre con te, ti seguirò... solo tu potrai sentirmi, solamente quando tu lo vorrai, nessun altro qui su Arcano. Sii benedetto mio signore per le grandi gioie che mi hai donato, le tue imprese resteranno nella storia di questo Pianeta, questa è l’ultima volta che posso rivolgermi a te. Addio mio bellissimo e dolcissimo principe”.
Il re devastato dal dolore accarezzò Sagitta sul viso scoprendo una lacrima: “Addio mia regina”.
La pose con delicatezza sulla sua cavalcatura, diretto verso la kioskas imperiale e poi Orione e le stelle cadenti ove avrebbe avuto una vita normale come tutti gli uomini.
Lo sapeva, dentro al suo cuore.
Si erse contro il cielo bigio e rossastro del tramonto avvolto nella nebbia, chiuse il mantello sulle forti spalle come si chiude un sipario, e se ne andò per sempre.