Sotto Le Righe

Sotto le righe di un racconto

Cronache di Paleariza – Parte terza: le pietre bianche

Ed ecco che lasciai a malincuore quella splendida costa,ricominciando ad inerpicarmi per monti singolarmente brulli e rocciosi ove il colore dominante è quello dell’ocra e dell’oro,a tentar di raggiungere il valico che m’avrebbe riportato,per altra via,al Ducato.

Troppo tempo avevo vagato senza trovare granchè del mio passato,né risposte sul futuro,quindi era ora di tornare.

Persa in codesti pensieri uggiosi,per poco non caddi di sella quando Toki arrestò il suo passo all’improvviso:eravamo circondati da un gregge d’innumerevoli capri di statura assai elevata,con lunghe corna ritorte,ripiegate sulla schiena ricoperta da lungo vello scuro,quasi intrecciato.
Incuriosita,calmai il mio cavallo che iniziava a scalpitare ed attesi che quelle bestie strane finissero di sfilarmi accanto.
Dietro di loro camminava lento un pastore:non so dirvi che razza fosse,era assai differente da quelle ch’io conosco!
Piccolo,scuro di pelle e d’occhi,tarchiato ed agile allo stesso momento,mi rivolse un’occhiata diretta,per nulla intimorita ma nemmeno arrogante.
Arrestò il suo passo a poche braccia da me,poggiando il lungo bastone di canna a terra e rimase in attesa:lo salutai sorridente e gli dimandai se vi fosse un villaggio nei pressi,ove io potessi rifornirmi d’acqua e cibo,visto che le scorte di frutta erano terminate.
Continuò a fissarmi,pareva quasi sbalordito dall’espressione che avea sul volto:non comprendea dunque il mio dire. Così gli spiegai a gesti ciò che intendevo,parlandogli nel contempo nella mia lingua natìa.
Una parvenza di sorriso gli comparve sul viso e,sempre a gesti,fece cenno di salire ancora,ma non un suono uscì dalle sue labbra.

Seguendo con lo sguardo le indicazioni ch’egli mi dava,m’avvidi d’un singolare luogo dall’altra parte del sentiero e gliene chiesi notizia.
Un’espressione atterrita gli deformò i lineamenti e agitando in modo convulso le braccia,mi volse le spalle senza alcun cenno di saluto e ben presto scomparve tra i suoi animali.

Scesi da cavallo,interdetta da quel comportamento e m’avvicinai al loco:un semicerchio di pietre,di foggia druidica,volgeva l’apertura al mare in lontananza,mentre poco sotto,accanto ad un trono di pietra bianca v’era una specie d’altare rivolto ad una strana roccia sull’altro versante della montagna a fianco,posta a guisa di mano alzata,le cinque enormi dita ben visibili.

Lo spettacolo era da mozzare il fiato:il dì volgea al tramonto ed il sole incendiava le acque del mare,sì come le stoppie secche,traendo dalle candide pietre un lucore perlaceo di color violetto.
Rapita da una strana malìa,m’appressai all’altare e vi posi sopra la mancina:improvvisa,mi comparve agli occhi della mente l’immagine di una giovane prostrata,con una lama di selce conficcata alla base del collo.
Caddi in ginocchio,ricordo d’aver mormorato “Sangue,dappertutto sangue!”,indi mi rialzai e rapida fuggii da quel luogo incantato e forse maledetto,comprendendo il terrore del pastore.

Spronai Toki allo spasmo e dopo poco giunsi in vista di fuochi non lontani : il villaggio che m’avea indicato l’uomo poc’anzi.
Le porte erano spalancate,le guardie non mi fermarono,chè gran fiume di gente entrava,nonostante l’ora tarda:parea dì di festa.

E così era in effetti:grandi quantità di cibi e leccornie d’ogni tipo eran esposte su banchi improvvisati davanti agli usci delle case e saltimbanchi,giocolieri e indovine davano il meglio di sé attraendo la moltitudine.
Ben presto però l’attenzione di tutti fu rivolta ad un menestrello,anch’egli piccolo come tutti quegli strani personaggi e con un’enorme chioma ad ombrello di fungo,completamente bianca.
La sua voce,carezzevole e magica,le sue parole ammaliatrici che contavano in musica storie fantastiche e fiabesche ci incantò per diverse clessidre senza che nessuno di noi s’avvedesse del tempo che passava,zittendo anche il normale chiacchiericcio dei mercati d’ogni luogo.
…ma lì non v’era luogo,né tempo,credetemi…

Ed al termine…al termine seppi cosa avrei fatto d’ora in poi: narrare era la mia strada,ciò che desideravo di più.
Così,sorridendo,non attesi il giunger del giorno per ripartire alla volta del Ducato: con Luri all’apice della sua meraviglia che facea mostra di sé sopra le torri di quel borgo fortificato,unica compagna del  mio solitario viaggio,ripresi il cammino che in pochi giorni mi ricondusse a sbucar,con mia grande sorpresa,presso la fenditura.
Indi, a casa.
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