Aglar in voi!
Eccomi,al termine del mio lungo viaggio a narrar dello stesso, ché molti accadimenti e molti differenti paesaggi vorrei descrivervi,se avrete cortesia di leggere e forse viaggiar con la mente e gli occhi ben serrati.
Quando decisi di intraprenderlo alla ricerca delle mie radici,mai avrei immaginato d’incontrar sì tali e tante novità!

Ma partiamo dall’inizio:salutati i confratelli al campo,mi spinsi subito ai confini sud-est del Ducato e,dopo giorni che mi parvero interminabili,giunsi al mio villaggio natìo: non v’ero più tornata da quando i Neri vi portaron distruzione e morte,lo scorso anno.

Mentre salivo lentamente lungo l’impervio sentiero tra i castagni prima e i faggi poi,che si richiudean sopra di me in un tunnel verde scuro a celar la luce del sole,il cuore prese a battermi più rapido e un nodo doloroso mi chiuse la gola:le prime case,che ancor portavano i segni dell’incendio,avevano nuovamente i loro tetti,ma le persone che s’affacciaron agli usci al mio passaggio,seguirono con lo sguardo diffidente il mio mover a quello di Toki il mio destriero,per mormorare tra loro in lingua sconosciuta prima di ritrarsi.
Li ignorai,pur cercando di dimostrare loro che venivo in pace e proseguii verso l’interno del bosco,a cercar ciò che rimaneva della mia casa e dei noccioli che la circondavano.
Il sentiero era quasi perduto tra i rovi e gli arbusti,ma condussi Toki con mano sicura,procedendo a piedi davanti a lui,fino alla radura ove sorgean ancora i ruderi della mia vecchia abitazione.
Con un sospiro m’avvicinai ad essa,liberando il mio destriero et impiegai il restante meriggio a costruirmi parte del tetto e ripulire il pavimento,indi mi coricai dopo aver rifatto un giaciglio nello stesso luogo in cui sorgeva quand’ero bambina.

Mi ridestò il sole del mattino e un rumor di passi fuor dell’uscio,uno scalpiccìo che s’allontanava rapido prima ch’io potessi veder chi fosse.
Ma fuori,sul tronco che avevo posto a sedile contro la facciata,v’era un sacco ricolmo di verdure e frutta.
Sorrisi:i nuovi abitanti dovevan esser differenti da ciò che m’eran sembrati…ritirai il dono e vi lasciai gran parte del mio pan-di-via,allontanandomi poi verso la fonte ch’era sacra al mio popolo.
Ivi giunta,mi spogliai e mi immersi totalmente in quelle acque gelide,rabbrividendo e trattenendo il fiato per il violento impatto al quale non son più usa.
Non so per quanto tempo vi rimasi,lasciando che la cascata mi scorresse addosso,indi mi rivestii e ripresi a camminare verso la faggeta e la grande pietra,ove una leggenda narra:

“All’interno v’è un tesoro,nascosto per dispetto d’uno stregone.
Chi riuscirà a compier sette giri attorno con un sol piede
Senza mai sostare,assisterà al prodigio:
la pietra s’aprirà ed il tesoro sarà suo”

Mi sedetti sul sommo del masso,sorridendo al pensiero delle fantasticherie fatte da noi bambini e delle innumerevoli volte che tentammo l’impossibile impresa sperando in una pentola colma d’oro,ma il percorso è talmente impervio e scosceso che finivamo sempre per ruzzolar lungo il pendìo,tra strilli e risate.

Resi indi silente la mia mente e mi concentrai sul silenzio e sul canto del vento che annuncia il proprio arrivo col suono prima ancora che con la sua lieve carezza:tramite esso mi parve d’udir la voce delle mie anziane che m’esortavano a continuare il viaggio e la mia vita,senza tornar mai sui miei passi.
Nuovamente sorrisi,m’alzai,raggiunsi Toki e senza indugio ripartii.

Il pan-di-via più non v’era,sul tronco…