Capitolo XXXI


Questa volta il teletrasporto funzionò alla perfezione ed i tre si ritrovarono in una saletta così buia che non si vedeva neanche un solfanino acceso. In compenso c'era un freddo della madonna che venivano i picagli di ghiaccio attaccati al naso.

«Bel posto!» disse Jake prima di... BADABEEEMMMMM SPING PUNG POCK SCROP Pork! CRAAASHH STIANC TARLIK TARLIK TARLIK.... inciampare su di un piccolo cilindro.

«Aspetta un attimo.» disse Nick «Da qualche parte devo avere una lampadina laser... forse riusciamo a capire dove siamo.»

Dopo qualche secondo Nick estrasse dallo zaino una piccola pila e la accese. Erano in una cantina piena zeppa di vini pregiati.

«Eeeeeh!» disse Yena «che bello!» poi ci ripensò «Ma non possiamo fare fuori tutta la riserva di vino che c'è in questa cantina, ci prenderebbero per dei fattoni d'alcool!»

«Perché?» rispose Jake tra una sorsata e l'altra «...Glom glom... cosa siamo?... glom... poi qua fa un freddo della madonna e bisognerà pure scaldarsi!» detto questo stappò un' altra bottiglia.

Un paio d'ore dopo, con un po' di più di antigelo nelle vene, Nick ritrovò la lampadina laser e, dando un' occhiata tra le bottiglie vuote trovò la porta d'uscita sulla cima di una piccola rampa di scale. Yena la sfondò con una possente capocciata ed i tre si ritrovarono in un piccolo appartamento apparentemente deserto.

«Forse è il caso di dare una occhiata in giro, non vorrei che saltasse fuori qualcuno da dietro ad una porta con un coltello tra i denti...»

Ma Yena non terminò la frase perché Nick gli indicò una pesante tenda sotto la quale sbucavano due grosse scarpe. Ci vollero circa dieci minuti per disincastrare Yena dal termosifone che stava dietro la tenda e sotto il quale erano stati messi ad asciugare gli scarponi. Un quarto d' ora bastò per togliere fuori un piede che si era incastrato tra lo sportello e un cassettone dell'armadio della camera da letto. Un po' di più per togliergli la mano dalla serpentina di raffreddamento del frigorifero atomico della cucina. Insomma, un' ora e varie peripezie incastranti dopo, i tre giunsero alla conclusione che la casa era vuota. Probabilmente se avessero letto il biglietto sul tavolo della cucina avrebbero fatto prima.


Questa casa è abbandonata come tutte le altre nei dintorni. Non è possibile continuare a vivere qui, sapendo che la mattina potremmo incontrare per caso la faccia della Lions. Già molti di noi sono rimasti secchi a quella vista e non vogliamo rischiare tanto. Se siete in grado di aiutare questo posto a liberarsi di Lei... per favore, fatelo al più presto così potremmo ritornare alle nostre case.

Firmato: gli abitanti di Shortcell.


«Se questi scappano ho paura che la Lions sia un po' peggiorata dal nostro ultimo incontro.» disse Nick.

«Non c'è problema!» gli rispose Yena scendendo dal piano superiore.

«Ho trovato il materiale che ci serve per questa missione:

3 Magliettine Slayer

1 Amplificatore Stereo Montarbus da 500+500 megaWatton

2 Casse Montarbus da 500 megaWatton l'una

1 Generatore da 2000 megaWatton (montato su un camion qui fuori)

1 Walkman

2 Pile laser

e... last but not least...

1 CASSETTA DEGLI SLAYER!!! (e se non bastasse una dei discorsi del Duce).»

«Bene, direi che come attrezzatura non c'è male.» disse Jake indossando una delle magliettine «Diamoci da fare, allora.»

Montata tutta l'attrezzatura sul camion col generatore, i tre si diressero verso il confine della cittadina dove si trovavano, dalla parte in cui alcune villette si arrampicavano sulle colline. Yena inserì le pile laser nel walkman e preparò la cassetta degli Slayer, poi salì sul tetto della cabina del possente camion.

«Va bene brutta stronza ti aspettiamo!»

Ma non dovettero aspettare molto perché da dietro le loro spalle giunse una voce gracchiante.

«Viva Nattus, Occhettus e Chiaromontus... e poi brutta stronza a me non lo dici!»

«Invece io lo dico finché mi pare e se lo vuoi proprio sapere qui ci ha spediti il tuo caro consorte Sediuls.»

«Lo sapevo che prima o poi l'avrebbe fatto e questo non mi spaventa... spaventatevi voi!» disse togliendosi gli occhiali e mostrando un sorriso degno di Medusa.

Yena scramazzò sulla cabina del camion ma riprese subito i sensi.

«Credi di farci paura? Non puoi farci niente, le magliette degli Slayer ci proteggono dal tuo potere mefitico... la tua ora è giunta Lions non potrai fuggire da questo!»

Yena tolse il telone che copriva il camion e accese il generatore e l'amplificatore. Ruotò la manopola del volume nella posizione massima poi le fece fare un altro mezzo giro tanto per sicurezza. Impugnò nella mano destra il walkman che aveva in precedenza collegato all'amplificatore stesso.

«Beccati questo... brutta stronza...» detto questo premette PLAY.

La Lions tentò di rispondere «Tu non puoi sconf...» ma venne rullata via da una rullata di Dave Lombardo.

Tom Araya e soci fecero il resto del lavoro.

Quando ebbero finito (o meglio quando fu finita la cassetta) la scena che si presentava davanti agli occhi dei tre era semiapocalittica. Dalle due casse montate sul retro del camion partiva una striscia di macerie simile a quella che lascia un grosso tornado. Di tanto in tanto, dalle macerie spuntava qualche resto della Lions. Yena scese dal tetto della cabina su cui si trovava ancora e si incamminò lungo la strada appena spianata.

«Torno subito...»

Tornò pochi istanti dopo con un dente d' oro in una mano.

Prese una lazza e se lo legò al collo.

«Un ricordino non me lo potete negare, no?»

«No, Yena.» rispose Jake «Ma ricordati che non puoi sconfiggere il male, puoi solo fermarlo.»