Capitolo XXV


Ormai sono le tre di notte, e in questo bar nell'East Side non si sente che l'eco lontano della grande mela.

La solita fotografia vecchia di anni di una stupenda playmate mi fissa dal muro alla mia sinistra, mentre il barista, non avendo di meglio da fare, si è addormentato dietro il bancone, con un dito nel naso.

Lui non lo sa, ma gli ho appena scolato un' altra bottiglia di wiskey di marca. Ora la riempirò di sciacquatura di piatti così non se ne accorgerà.

Qualche minuto fa è uscito l'ultimo cliente, un uomo sulla trentina che aveva perso tutto al gioco... forse, uscito dal bar, sarebbe salito su di un palazzo e si sarebbe gettato di sotto, per farla finita.

Non potevo biasimarlo. Dopotutto erano quasi sette mesi che ero ritornato dalla missione e da allora non potevo dire che mi fosse andata benissimo.

Così come i miei compagni, quasi tutto il tempo l'avevo passato in carcere per colpa di quel fottuto ministro. Non era giusto.

Dopotutto non era colpa nostra se della CrossRay non si era salvato che il modulo di memoria di JN11.

L'esplosione era stata violentissima.

Eravamo sul quarto pianeta del sistema Mirns, nel settore Gamma, per ripristinare la scorta di provviste, quando, durante una fase notturna del piccolo pianeta, il cielo si illuminò di una luce rosso violastra. Dopo poco sentimmo un boato in direzione ovest-nord-ovest.

Tentammo di metterci in contatto con JN11, ma non ottenemmo risposta.

Vagammo per giorni in una fitta boscaglia, in direzione dell'esplosione, e, alla fine, scoprimmo il mistero.

Il boato che avevamo sentito non era altro che il rumore dell'impatto del modulo mnemonico di JN11 sulla superficie del pianeta.

Non c'era altro da fare che lanciare la sonda di emergenza e aspettare i soccorsi che peraltro, non tardarono molto.

Fummo trasportati da una piccola, ma molto veloce, navetta su di un altro pianeta, e venimmo accolti da Tassus, una specie di imperatore del popolo dei Fughinarius.

Tassus ci disse che stava per sferrare un attacco decisivo contro il suo più grande nemico, e perciò saremmo stati lasciati in capsule di sicurezza, nei pressi della più vicina base della Federazione Terrestre. Solo più tardi, dopo essere stati raccolti da una stazione spaziale terrestre, venimmo a sapere che il nemico di cui parlava Tassus era in realtà il temibile Sediuls e che il pianeta su cui eravamo stati portati, era in realtà la sua residenza.

Il solito ministro idiota ci aveva accusati di essere i colpevoli dell'esplosione della CrossRay e di aver tradito la Federazione. Fummo così incarcerati in celle di isolamento separate, per quasi sei mesi, il tempo necessario agli "esperti" per analizzare la memoria di JN11. Ne emerse che la Crossray era stata colta di sorpresa da un incrociatore di Sediuls.

Essendo noi sbarcati sul pianeta, JN11 prese la decisione di deviare l'attenzione dell'incrociatore su di lui, attirandolo il più lontano possibile dalla nostra posizione, manovra che però non riuscì perfettamente per una interferenza del modulo vocale e che quindi portò alla distruzione della nostra navetta.

Dopo l'esplosione, il contenitore con la memoria di JN11, si diresse verso il pianeta dove eravamo, assieme ad altri detriti, evitando così di essere scoperto.

Dovevamo ringraziare JN11 se ora eravamo liberi.

Ma ora cosa ne sarebbe stato di noi? Mark aveva deciso di andare a vivere,con la sua donna, su di un piccolo pianeta, pieno di vegetazione. Prima di lasciarci, ci disse che se avessimo avuto bisogno di lui, sarebbe arrivato all'istante, ma ci disse anche di cercare di non disturbarlo per delle cazzate, in modo che potesse godersi la sua nuova vita tranquilla.

È quasi l'alba nella grande mela, ed io non ho dormito da giorni. Forse è l'ora di andare a casa e di mettersi a letto.

Lungo la strada solo qualche barbone e qualche cane randagio.

La siccità è passata, mentre eravamo in missione è piovuto in abbondanza e la città si è lavata di dosso la polvere, ma non tutto il sudiciume.

Un ladro mi salta addosso a pochi metri da casa e lo faccio fuori. Forse era meglio se lo picchiavo solo. Tra un poco arriverà la polizia e farà un gran casino, svegliandomi sicuramente.

Bah,...,forse è meglio buttarlo nel rusco...ecco...così.

Ooh...è proprio ora di dormire.