Capitolo XVI


«Porca d'una...»

«Stai zitto Jake, e cerca di pensare ad un modo per uscire da questo cesso!»

«Hai ragione, Mark, ma finire quaggiù subito dopo mangiato mi fa incazzare e inoltre quel bastardo di Sediuls è riuscito a farcela ancora una volta.»

«Hey ragazzi, le pareti di questa cella sono di acciaio temprato, credo che uscire di qui sarà un bel studio... purtroppo non siamo più su Verde.»

«Nick, tu dimentichi i poteri di Jake, domani a mezzogiorno, con un po' di fortuna, si ritrasformerà in MAGURO e riuscirà a sfondare le pareti.»

Jake rispose «Hai ragione, Yena, ma Sediuls non è un idiota e probabilmente avrà già preso provvedimenti...»

La voce di Jake venne improvvisamente interrotta da quella di Sediuls, che uscì da un diffusore incassato nella parete.

«E bravo Jake, pensi di potermi inculare solo grazie ad un po' di fame repressa? Sappi che ho fatto riempire di banane mature tutte le celle adiacenti la vostra; se sfondaste una parete, MAGURO si ritroverebbe tra le banane e morirebbe all'istante. Credo che mi divertirò ad assistere alla vostra fine, HA HA HA..!!!»

Yena localizzò il diffusore e lo sfondò con un pugno, mentre Nick scoprì il microfono che Sediuls usava per captare i loro discorsi e lo distrusse con un pestotto, dopo avervi urlato dentro

«BUSONE BARBONE!»

Mark, che aveva conservato un po' di calma, disse

«Ora cerchiamo il modo per uscire di qui al più presto, credo che il tempo che ci rimane non sia molto.»

«Credo che Mark abbia ragione» disse Yena «ma senza armi al laser queste pareti non si possono nemmeno scalfire.»

«Qui non è questione di armi, ma di cervello. Queste serrature magnetiche sono un vecchio modello e devono avere un punto debole, erano usate anche sulla Terra, me le ricordo all'interno del carcere di New York.»

«Hai ragione, Jake, ma senza strumenti, come facciamo a far saltare la serratura?»

I quattro stavano ancora pensando ad una risposta quando la serratura si aprì con uno scatto secco, e la porta della cella si ritirò scorrendo su di una rotaia. I prigionieri erano così sorpresi che nemmeno respiravano, l'unico suono che si sentiva era quello del motorino elettrico che spostava la porta. Senza il coraggio di parlare, Yena sbirciò nel corridoio e, non vedendo nessuno, si avviò lungo di esso, facendo attenzione a non fare rumore. In breve fu seguito dagli altri tre e il gruppetto si incamminò per i corridoi delle prigioni dell'Aldivalus, alla ricerca di un' uscita.

Nick ruppe il silenzio per primo

«Non so perché la serratura sia scattata, ma questo è un vero e proprio labirinto, non so come faremo ad uscire di qui.»

Yena rispose «Non ti preoccupare, l'Aldivalus non è altro che un' astronave troppo cresciuta e tra questi corridoi c'è senz'altro un elevatore di livello o qualche posto di guardia. Se questa è la prigione, non può essere deserta, almeno questi corridoi sono illuminati a giorno e non sono bui e fetidi come quei cessi di celle!»

Il quartetto continuò a camminare per parecchie ore, fino a quando non vide, ad alcuni chilometri di distanza, lungo il corridoio, una cupola illuminata internamente che aveva tutta l'aria di essere un posto di controllo.

Jake disse «Laggiù ci deve essere per forza un terminale del computer centrale, attraverso il quale potremo finalmente uscire da questo posto!»

Yena, meno contento, ripose «Già, ma ricordati che prima ci dobbiamo arrivare e che quelli che sono là dentro non sono certo nostri amici.»

«Ma dai, non fanno mai niente dalla mattina alla sera, è impossibile che si accorgano di noi.»

Intanto, Mark stava avanzando in direzione della cupoletta che con il passare del tempo appariva sempre più grande; giunti ad una certa distanza da quell'oggetto, i quattro poterono identificarlo come un posto di guardia del settore carcerario, ma all'interno non c'era nessuno in quanto la cupola che si presentava davanti al gruppo non era quella principale, ma solo una delle centinaia sparse nel blocco carcerario, e comandata a distanza dagli operatori di quella principale.

Yena, vedendo che erano presenti solo apparecchiature elettroniche e non vi era traccia dei soldati di Sediuls, espose il suo piano.

«Ehi, abbiamo avuto un gran culo, ragazzi! Se qui ci fosse stato qualcuno in grado di avvistarci, ci avrebbe polverizzato in questo corridoio con quel disintegratore neutronico là. Però non possiamo entrare nella cupola così alla brutta, perché se scatta qualche bau bau elettronico, qua arriva una gran truppa.»

Nick, che era abituato ad analizzare meglio i fatti, rispose a Yena con la propria idea

«Hai ragione, ma un modo di entrare esiste. Se, come credo di avere intuito, il sistema di allarme è quel sensore magnetico collegato all'ingresso della cupola, basta passare sul rilevatore un oggetto magnetizzato in modo anomalo, per mandare in overflow il controller dell'allarme ed entrare indisturbati.»

«E questo oggetto quale sarebbe, visto che con noi non abbiamo un cazzo?»

Nick ebbe la solita idea folgorante su quale oggetto usare per fare impazzire l'allarme «Yena?... Hai ancora la cassetta degli Slayer con te?»

«No... Noo... Gli Slayer no!!!» gridò Yena,ma gli altri tre lo immobilizzarono e gliela fregarono, ricevendo in cambio un cospicuo numero di contusioni, accompagnate da insulti e minacce di morte. La cassetta venne fatta passare sotto il sensore magnetico della porta di ingresso, che, leggendo la superficie del nastro, si surriscaldò ed esplose.

Quando la fumana si dileguò, i quattro poterono constatare che l'uscio si era aperto e la cassetta degli Slayer era...ehm... ehm... fusa.

«AAAAAAAGGGHHHHHH, IIIIIILL MMIIIIIOOOOOOOOOO NNAAASSTTRROOOOOOOOOOOOOOOOoooooooo...........!!!!!!!!»

Jake, ricevendo una buona dose di calci in faccia, riuscì a calmare Yena, assicurandogli che sull'Aldivalus avrebbero sicuramente trovato un rivenditore di dischi da cui avrebbero potuto recuperare gli Slayer. Intanto, Mark e Nick erano già penetrati nella cupola e stavano esaminando la console dei comandi, alla ricerca di un modo per andarsene di lì. Il terminale del computer centrale era perfettamente funzionante e Nick se ne servì subito per cercare di penetrare nel sistema.

«Per fortuna che i soldati di Sediuls sono così idioti che hanno lasciato scritto la password sul culo della tastiera!»

Il video del terminale disegnò il menù principale e quando Nick inserì il proprio nominativo nella lista delle prenotazioni per l'accesso al sistema, ebbe una sorpresa che per un attimo lasciò sconcertato lui ed i suoi tre compagni: il sintetizzatore vocale del computer iniziò a parlare dall'interno della cupola e, da sopra il video scaturì un microfono per l'interazione vocale col sistema

«Falve ragazzi, è da un pezzo che non ci fi fente!»

Dopo la sorpresa iniziale, i quattro esplosero in un grido

«JN11, sei te?!?»

«Certo ragazzi, ora fono infiltrato nel fiftema centrale dell'Aldivaluf e, quando nel computer è ftato inferito il voftro nome e l'ubicazione della voftra cella fono riufcito ad aprirvela con un mio comando.»

«Una volta tanto ci sei servito a qualcosa!» esclamò Yena.

Mark, ripresosi dalla sorpresa, si occupò di problemi più seri e chiese a JN11 come uscire da quel posto

«E dove c'è un negozio di dischi...» aggiunse Yena.

JN11 rispose «Per andarvene di lì, non c'è problema, ragazzi, dietro la confole c'è una cabina di teletrafporto e io fteffo poffo controllare il voftro trafferimento in un'altro punto dell'Aldivaluf; bafta che mi indichiate la voftra deftinazione. Per il negozio di difchi credo invece che efiftano alcuni problemi; infatti l'unico efiftente fulla nave è ftato fatto chiudere da Fediulf perché faceva troppo cafino.»

Yena scoppiò in una crisi isterica e distrusse mezza cupola, ma poi si calmò al pensiero di vendicarsi di Sediuls, e si avviò con gli altri verso la cabina di teletrasporto, mentre Nick dava a JN11 le coordinate della città abitata al centro dell'Aldivalus, dove i nostri eroi avrebbero potuto trovare armi, vestiti e vettovaglie per poter di nuovo tentare l'attacco al ponte di comando di Sediuls e fargliela pagare.

«Siete tutti dentro?» chiese Nick. «Yeeeaaaggghh!» (Che poi sarebbe un sì!) fu la risposta unanime.

«E allora... Azione!!!» E diede inizio al trasferimento.