Capitolo XIX


Il buio e la frescura della grotta offrivano un invitante riparo ai quattro spossati avventurieri, che se la dormirono della grossa per sedici ore filate. Il sole (artificiale) era già sorto da circa quattro ore sulla città di Dallomus, ma il riparo della grotta aveva impedito loro di accorgersene. Il primo a svegliarsi fu Mark, che diede una gomitata a Nick, il quale svegliò gentilmente Yena con un calcio al ventre, il quale bestemmiò sonoramente svegliando Jake. Mark prese la parola

«Saranno circa le undici, ora terrestre. È il caso di muoverci.»

Il gruppo si alzò e si diresse verso l'imboccatura della grotta, quando Yena disse a tutti di nascondersi in fretta. Si udirono passi affrettati di stivali militari a pochi metri dalla grotta e sulla fetta di luce del suo ingresso, apparve una pattuglia di polizia ad armi spianate. I quattro si rifugiarono all'interno della grotta, protetti dal buio.

«Ci prenderanno!» disse Nick.

Jake inciampò su una forma rotonda alta circa mezzo metro.

«Ehi!» disse «Credo di aver trovato un' uscita.»

Jake si fece aiutare da Yena e sollevarono il coperchio.

Uno ad uno si calarono nel pozzo verticale, richiudendo l'ingresso alle loro spalle.

Sopra le loro teste udirono le voci del tenente della pattuglia, che diceva di lasciar perdere e di cercare altrove.

Il gruppo scese la scaletta di ferro arrugginito, nella fioca luce spettrale riflessa in modo misterioso dalla superficie.

«Quanto cazzo è profondo, questo pozzo, Jake?» chiese Nick Jake non rispose e continuò la discesa. Dopo dieci minuti, toccarono il fondo (sia materialmente che moralmente).

«Che puzza!» disse Yena.

«Merda!» disse Mark.

«Rifiuti organici solidi e liquidi.» precisò Nick.

«Ragazzi» disse Jake «siamo nella merda fin qua! Nel vero senso della parola. Benvenuti nel sistema fognario di Dallomus.»

«Indietro non si può di certo tornare. Qualcuno ha un' idea?»

chiese Nick.

Nessuno rispose.

L'ambiente in cui si trovavano era spazioso, alle pareti e al di sopra del soffitto si stagliavano tubi di scarico e di scolo, provenienti da tutta la città. Tre cupolotti di cemento di forma semisferica si ergevano per circa mezzo metro dalla superficie del pavimento, in fila, distanziati di un metro uno dall'altro.

«Ci dobbiamo trovare in un centro di smistamento dei rifiuti. Quelli sono tubi provenienti dalle case e dalle industrie di Dallomus.»

«Ma quei cupolotti cosa sono?» chiese Mark.

Nick si avvicinò al primo di essi. All'esterno c'era una tastiera numerica.

«Accidenti, è un sistema esadecimale di sintesi random ad accesso preferenziale ordinato. Il più sofisticato sistema di sicurezza finora concepito. Mi dispiace, ma non credo di riuscire a eluderlo.»

Yena, allora urlò «Fatti in là!!!» estrasse il suo fucile laser e colpì il primo cupolotto con un potente fascio, frantumandolo in mille schegge di cemento.

Quasi contemporaneamente, le altre due semisfere si aprirono.

Jake guardò nella seconda.

«Caschi da minatore! Ci sono anche attrezzi e una mappa!»

Prese tutto con sè,mentre Nick si avvicinava al terzo cupolotto.

All'interno c'era un mini terminale di controllo.

Nick cominciò a smanettare.

«Che fai, Nick?»

«Ho scoperto un giochetto interessante, guarda...»

Premette un pulsante con scritto

CHIUSURA SARACINESCHE”

Si sentì un rumore metallico di sfregamento e capirono che le saracinesche del sistema fognario si stavano ermeticamente sigillando.

«E uno!» gridò Nick.

Poi premette un secondo pulsante con la scritta

SOSPENSIONE EROGAZIONE LUCE ACQUA GAS”.

La luce che proveniva soffusa dall'esterno cessò. In lontananza si sentirono grida di panico. Ora solo le luci rosse di emergenza rischiaravano la superficie della città.

«E due!»

Infine premette un terzo pulsante con la scritta

PRESSIONE POMPE”.

«E tre!!!» Nick ululò di gioia.

Le potentissime pompe del sistema fognario, si misero in moto spingendo a pressione i rifiuti nel verso opposto a quello di caduta naturale.

«Adesso sono nella merda anche loro!» ghignò Nick.

Nello stesso istante, migliaia di cessi, lavandini, bidè e vasche da bagno esplosero sotto la pressione delle pompe attivate da Nick.

Spruzzi di materiale organico (merda) si riversarono nelle lussuose abitazioni della città.

Il comandante del settore chiamò d' urgenza la base operativa di Sediuls.

«Capitano, siamo nella merda!»

«Moderi il linguaggio, subalterno!»

«Ma capitano, siamo davvero nella merda!!!»

E mentre diceva questo, un' ondata di materia tiepida e marrone spalancò le porte automatiche e invase la sala di controllo.

«Date l'allarme!» tuonò il capitano.

«Allarme Rosso?» chiese l'addetto.

«No, l'allarme di massima emergenza: l'Allarme Marrone!!!»

Frattanto, nella centrale di smistamento, a duecento metri sotto la superficie della nave, il gruppo dei devastatori si riavviò in gran fretta.

«Presto!» disse Mark «Muoviamoci o qui ci arriverà addosso un esercito di poliziotti e soldati.»

Jake consultò la mappa e li guidò attraverso un intricato reticolo di canali di scolo.

«Jake, sei sicuro di saper leggere quella mappa?» chiese Nick.

«Ma certo...»

Dopo mezz' ora...

«Jake, sei sicuro?»

«SIIII...»

Dopo un' ora...

«Jake...»

«E va bene, mi sono perso, e allora???»

Dopo avergli fatto mangiare il casco, Nick si mise alla testa del gruppo.

«Avrei dovuto condurre io fin dall'inizio. È semplicissimo: basta seguire le indicazioni e arrivare fino alla X segnata in rosso. È qui vicino, comunque.»

Dopo tre ore di marcia nella puzza, nel buio e nella merda fino al ginocchio, Mark disse

«Ehi, una luce!!!»

I quattro si fiondarono verso la sorgente luminosa e arrivarono in una sala fiocamente illuminata.

«Guardate!» disse Yena.

Al centro della sala c'era un' enorme X disegnata in rosso sul pavimento.

«NAAAAAAAAA!!!» disse Jake. «Non è possibile!»

«E adesso?» chiese Mark.

A Nick venne un' idea:

Provate a mettervi sui quattro vertici della X.

Appena fatto questo, la X cominciò a sprofondare.

«Ma che...» disse Yena imbracciando il fucile laser.

«Calma.» spiegò Nick «È solo un ascensore quadriposto a discensione differenziale. Ce n'era uno anche sui libri della Accademia tecnica. È abbastanza antiquato, non credevo che ce ne fossero ancora.»

Mentre Nick terminava di parlare, l'ascensore raggiunse un piano sottostante e qui si fermò.

I quattro scesero a dare un' occhiata.