Capitolo XIV


Appena Jake montò sopra uno di quei piccoli scooter, iniziò a provarne i congegni.

«Ok, dunque... questa dovrebbe essere la messa in motooooo...»

SFIIIIIIIIIOOOOOOUUUUUUSKCRAAHHNNGGHHHKK!

Un sibilo e un tonfo sordo seguirono le sue parole.

«Jake! Che cazzo è successo!»

Il piccolo scooter si trovava infilato nella parete di fronte.

«Mi ero scordato di tirare la frizione!... Non fa niente, va là... Sta mo da vedere adesso.»

Finalmente si sentì il sibilo del motore e, dopo aver ingranato la marcia indietro, il mezzo venne delicatamente strattonato fuori dal muro dove si era conficcato. Utilizzando i piccoli ma potenti mezzi di trasporto i quattro si diressero verso il centro della Aldivalus che, secondo le carte, si trovava a pochi parsec di distanza.

«Yena.»

«Cosa vuoi Nick?»

«Secondo i miei calcoli, a questa velocità, arriveremmo a destinazione fra circa otto anni.»

«Non possiamo fare di più?»

«Non credo proprio che questi affari possano andare più veloci.»

Jake, intanto, come al solito stava lambiccando tutti i congegni supplementari e aveva già smontato quattro o cinque pannelli di controllo quando si trovò sotto gli occhi una piccola scatoletta nera che portava scritto le seguenti parole:


LIMITATORE SPAZIO-TEMPORALE


NON RIMUOVERE PER NESSUNA RAGIONE

RISCHIO DI VELOCITÀ ESAGERATA


«Ooooh! Ragaz! Tirate il freno a mano! Ci sonooooo!»

Tra la confusione generale della frenata venne investito anche un fagiano che venne poi tenuto per i tempi duri, ma nel compenso i danni furono limitati.

«Cosa cazzo hai fatto, questa volta?» Chiese preoccupato Mark.

«Niente, ho trovato come arrivare prima.»

Fece notare la scatoletta agli altri.

«Non credo che possa funzionare, potrebbe essere molto pericoloso» argomentò Nick «ma io mi sono già rotto il cazzo di questi zavagli che non vanno neanche a spingere in venti» e, detto questo, strappò la scatoletta da tutti gli scooter.

«A te l'onore di aprire la strada Jake.»

«Chi ha fame mi segua. Oggi per pranzo si mangia Sediuls.»

Detto questo aprì la manetta e scomparve all'orizzonte.

Gli altri lo seguirono a reattore (non potevano seguirlo a ruota perché non c'erano le ruote) e in poco più di mezz' ora arrivarono di fronte a quello che era il centro della Aldivalus.


IL PONTE DI COMANDO DI SEDIULS.


Dietro di loro, i quattro si erano lasciati qualche parsec, tutti i capelli e tutti i peli (strappati per via della velocità esagerata), una striscia di terra, palazzi, case e contadini, perfettamente arati e persino i lacci delle scarpe.

A dire la verità facevano un po' schifo e così decisero, prima di pranzo di andare a rimettersi in sesto, visto che lì di fronte c'era un centro tricologico di Cesare Ragazzus, famoso in tutto l'universo perché era l'unico in grado di fare crescere i capelli grazie alle sue idee meravigliose. Andarono poi a comprare dei lacci da scarpe e decisero che avrebbero aspettato la notte per penetrare nel ponte di comando. Dopo circa tre giorni di attesa, decisero che la notte forse non sarebbe arrivata, visto che erano su di una astronave e non su di un pianeta, così si avviarono verso l'ingresso di servizio.

Sulla porta c'era una lapide scritta in una strana lingua.

«Forza Nick! Leggi cosa c'è scritto.»

«“Per me si va nella città dolente, per me si va tra la perduta gente...”»

«Stop! Io mi sono già rotto il cazzo di questa roba, sono triliardi di anni che la fanno studiare a scuola! Adesso poi basta!»

Jake stava per incazzarsi davvero ma Yena lo calmò.

«Dai mò Jake che non è niente, adesso andiamo dentro e sfracelliamo tutto.»

«Ok... ok... tutto a posto... Andiamo!»

Dietro la porta c'era una fumana che non si vedeva niente (è inutile ricordare che come al solito non si vedeva un cazzo!).

Mark si preoccupò un poco «Non è che siamo finiti all'inferno?»

Ma una testata di Yena contro una conduttura lo rassicurò che non erano all'inferno, ma bensì nella zona di raffreddamento del esageracomputer che costituiva il cuore della nave. Yena stava andando giù di testa per il caldo quando improvvisamente un'ombra si proiettò tra la nebbia e una sirena iniziò a suonare....

«È un attacco aereo!»

«Ma va là è un concerto di metallo!»

«Ma no! È Batman!»

MAKEPACKK (2)

Nick come al solito intervenne con una delle sue spiegazioni

«Non è nulla di ciò che pensate, conosco questa voce....»

È SEDIULS....

«Probabilmente la capocciata di Yena deve aver fatto scattare l'allarme e ora credo che siamo circondati.»

«Ecco, lo sapevo!» Disse Yena «Proprio adesso che sono finite le pile del walkman.» e tra una caterva di improperi e l'altra disse qualcosa riguardo al fatto che finivano sempre quando ce n'era bisogno.

Sediuls, a quel punto, dall'alto della sua imponente bassezza, pronunciò una frase storica... del cazzo, ma storica

«Siete circondati. Non avete via di scampo. Arrendetevi o vi darò in pasto a mia moglie Lions.»

A quelle parole i quattro caddero a terra, colpiti da un colpo apoplettico. Quando si risvegliarono si trovavano nella solita cella buia e fetida, piena di topi spaziali (che sono come i topi terrestri, ma sono molto più tecnologici perché sono sulle astronavi).

Erano ancora indolenziti quando si diffuse un lieve chiarore, all'interno della cella e di lì a poco apparve l'ologramma di un uomo.

«JN11! Ma sei ancora in funzione!»

«Certo ragaffi! E vi dirò di più, ho trovato anche compagnia!»

«In che senso?» Chiese Mark.

«Nel fenfo che ho fcoperto che il computer che vi tiene prigionieri è UNA computer.... Ragaffi, domenica mi fpofo!!»

«Ma va là!»

«Ohi, fe vi dico che mi fpofo, mi fpofo! Davvero!»

I quattro si guardarono in faccia e si sbudellarono dal ridere.

Quando ebbero finito, JN11 continuò «Avete avuto un gran culo, ragaffi. Adeffo vi apro, la terza porta a finiftra del corridoio a deftra è il depofito delle armi.»

L'atmosfera cambiò di colpo quando la porta si aprì.

«Grazie JN11. Ora tocca a noi.»

Anche la porta del deposito armi era già aperta.

Yena prese un martellatore acustico da 2 o 3 esageraWatt e qualche cassetta degli Slayer e dei Metallica, Mark prese un po' di shrapnels atomici e qualche mina laser da disseminare lungo il percorso, Nick prese un cannone destabilizzante e lo fissò su di un supporto mobile semiautomatico e Jake si impossessò di un' altra armatura da biotrooper, guardando però che fosse impermeabile e impenetrabile da qualsiasi cosa.

«Ok... Andiamo... Finalmente è arrivata l'ora di pranzo...»

«Sediuls... Trema nella tua sedia di pelle umana perché la tua ora è giunta!!!»