Capitolo XII


I quattro stettero molto a lungo a fissare la nave aliena, poi Jake prese la parola e disse

«Oh, bisogna darsi una mossa. Sediuls è là dentro e probabilmente ci crede morti, visto che sicuramente avrà seguito la nostra avventura nell'asteroide.»

«Jake ha ragione» riprese Mark «ma come faremo ad entrare nella base senza farci notare?»

«È facile!» disse Nick e cominciò a spiegare «Siccome con una probabilità di centrotrenta unità su centoquaranta e mezzo i loro radar sono a scansione materia/energia, e stimando una densità di copertura di circa centoventimilasettecentotrentacinque virgola ottantasette radar per ettaro se ne deduce che l'estrapolazione della probabilità di essere beccati in condizioni normali e senza preavvisi energetici...»

«NICK, TAGLIA!!!» dissero in coro gli altri.

«OK,ok! Volevo solo dire che se ci azzardassimo ad usare i motori o qualsiasi altro mezzo di propulsione verremmo immediatamente trasformati in pura energia dai cannoni laser della nave.»

«Almeno questo è chiaro.» disse Yena.

JN11, o meglio il suo ologramma, cominciò a camminare nervosamente nella sala controllo, poi saltò su e disse:

«Oh, m'è venuta un' idea mega! Potrei fpararvi tutti e quattro dal condotto di efpulfione dei rifiuti e...»

«Grazie della considerazione» disse Mark

«Ma no, lascialo finire.»

«Grazie, dicevo che in quefto modo non uferemmo energia, perché gli efpulfori funzionano con un getto di aria compreffa.»

«Oh, ha avuto proprio un'idea strafica!» disse Nick.

Jake, preso dalla foga, voleva abbracciare JN11 per la magnifica idea, ma dimenticandosi che era un ologramma, chiuse l'abbraccio nel vuoto, perse l'equilibrio e fece un luzzo del '32.

I tubi d'espulsione furono puntati verso l'Aldivalus e i quattro furono lanciati.

Il primo fu Mark, seguito nell'ordine da Yena, Nick e Jake.

I primi tre non ebbero difficoltà ad aggrapparsi ad un tubo sporgente e a fermarsi, ma poi arrivò Jake, che col suo dolce peso stracciò via il tubo e andò a sbattere contro un radar proprio dietro a lui.

Intanto, nella sala di controllo, fu notata l'anomalia e...

«Comandante» disse il tecnico radar «sul radar numero 165496343247543743645 e mezzo si è verificata un'interferenza. Probabile guasto. Chiedo che venga mandata una squadra di tecnici per ripararlo.»

«Sì, va bene, provvedo... squadra di tecnici al radar 165496343247543743644 e mezzo.»

«No,no 165496343247543743645 e mezzo!»

«Sì, sì ho capito: radar numero 165496343247543743644 e mezzo.»

«Va beh, buonanotte!» disse il tecnico radar.

Nel frattempo, sulla gelida superficie della nave...

«Certo che JN11 ha avuto proprio una bella idea, però si è scordato di dirci da che parte si entra.»

Jake ebbe un idea «Adesso lo chiamo via radio e...»

«NOOOOO!» dissero gli altri «Ci polverizzeranno!»

Ma era troppo tardi: il debolissimo segnale radio fu intercettato e un laser a pochi metri da loro cominciò a puntarsi automaticamente verso la fonte delle onde radio.

«Teliamo!» disse Nick.

I quattro si misero a correre come matti mentre il raggio laser stava spazzando la superficie della nave con raffiche impietose. La corsa durò pochi secondi, ma a loro sembrò un' eternità. Mark, che chiudeva la fila, un attimo prima di salvarsi dietro una lastra di protezione esterna, arrivò a una vicinanza paurosa dal raggio di energia. Ansimando, Yena disse «Ce l'abbiamo fatta!» e vide Mark diventare pallido e gesticolare senza emettere alcun suono.

«Sì lo so che è stato pauroso, ma non fare così.»

Mark indicò dietro di sè e continuò ad agitarsi.

«Ti ho detto di smetterla» disse Yena.

A quel punto Mark cadde e rivelò un buco della tuta proprio là dove non batte il sole.

Nick, allora, prese fuori del mastice e una toppa da bicicletta e tappò alla meglio il foro. Mark rinvenne e cominciò a tirare cancheri che dovettero escluderlo dal circuito di comunicazione per sopportarlo.

«Rimane il problema di come entrare.» disse Yena.

«Io un' idea ce l'avrei...» disse Nick.

«Tu, Jake, dovrai fare due o forse tre passaggi davanti al laser, in modo da fargli colpire la superficie della nave e forare la parete esterna.»

«Oh, ma te sei idiota!» obiettò gentilmente Jake.

Allora, i tre lo presero e lo cacciarono di spinta nel raggio d'azione del laser, mentre Jake gridava

«OOOOHHHH, ma non è mica colpa mia!»

Il primo passaggio andò bene e la superficie si assottigliò di qualche centimetro.

«Dai, Jake, torna qua!»

«Neanche morto!»

«C'è qua un salamino tutto per te...»

«NO!»

«E una mezza gavetta di salsiccia.»

«NOO!»

All'improvviso si aprì un portello dietro a Jake e uscirono sei tecnici in tuta spaziale, arrivati per controllare il radar.

Jake scappò immediatamente dall'altra parte, senza neanche dare tempo al laser di mirarlo a dovere. La scarica lo mancò di tre metri buoni.

I sei tecnici estrassero i fucili laser e si diressero verso i quattro invasori, pronti a laserarli a dovere.

«Jake» disse Nick «sei la nostra sola speranza. Corri di là!»

«Ma te sei scemo duro!»

Al solito, Mark, Nick e Yena lo presero e lo buttarono sotto il fuoco nemico.

Jake tirò uno sgommo fra le gambe dei tecnici alieni e il laser cominciò a seguirlo, emettendo il suo raggio micidiale. I sei alieni si trovarono proprio nella scia di Jake e furono carbonizzati in meno di un centesimo di minuto. Questa volta, la scia del laser aveva aperto una grossa falla nella carena della nave. Yena scattò fuori, prese un fucile alieno e scaricò la sua potenza sul laser, che si sciolse miseramente, poi esplose. I quattro entrarono di volata, contrapponendo la loro forza muscolare alla forza della depressione interna. Quando furono entrati, si accorsero che il sistema automatico di sicurezza era scattato e la porta a tenuta stagna alla fine del corridoio si stava chiudendo. Fecero appena in tempo a passare, mentre decine di alieni, sorpresi dall'allarme, venivano risucchiati verso lo spazio siderale con la certezza di una morte certa e dolorosa. A questo pensiero Yena si eccitò a tal punto che cominciò a saltellare per tutta la nave. Jake dovette picchettarlo alla lamiera per tenerlo fermo finche si calmò di nuovo.

Jake iniziò «OK, dentro ci siamo, ma dopo la nostra entrata teatrale penso che avremo tutto l'esercito della nave addosso, se non ci diamo una mossa.»

«Secondo l'ultimo rapporto di JN11 siamo all'estremo opposto della zona comando, e fra noi e lei ci sono circa tre milioni di chilometri. Prepariamoci a camminare...»

«Ma no!» disse Nick «A meno di un chilometro da qui comincia la parte agricola della base e sicuramente in ogni fattoria ci sarà una cabina di teletrasporto per andare a fare la spesa...»

«Ma certo!» e si misero a correre.

Circa cinquanta metri più avanti, cominciavano i campi coltivati, pieni di grano, orzo, frumento e altre strane piante aliene.

Nick si fermò e lesse un cartello con su scritto:


Zona agricola nro. 5.467.324

Oggetto della coltivazione: Orzo

Vietato l'ingresso ai non contadini!!!

ATTENTI AL SANE.


Yena saltò sù e disse: fatti, anche gli alieni sbagliano a scrivere: c'è scritto SANE invece di CANE.

Nick disse «Non sono molto tranquillo...»

«Hai paura di qualche stupido quattrozampe?» chiese Yena.

I quattro si inoltrarono fra le colture, quando all'improvviso Nick si fermò e disse

«Ecco dove l'ho già letto: SANE è la sigla di Sistema Automatico Neutralizzazione Estranei, altro che errore di scrittura!»

Non appena terminò la frase, si sentì un orribile rumore metallico e il SANE si presentò davanti ai loro occhi in tutta la sua imponenza. Quella mostruosità poteva apparire in un primo momento simile ad un vecchio carro armato, munito di cingoli e di una torretta mobile, ma in realtà era una sofisticata macchina automatica, creata per eliminare esseri di qualunque genere.

«Mio Dio!» esclamò Mark.

Il SANE aveva una protezione elettrificata tutt'intorno, in modo da poter evitare il rischio di essere assalita nei punti più deboli o che qualcuno potesse salirvi sopra e danneggiarlo. Non pareva eccessivamente armato, a parte un tubo lungo circa due metri che partiva dalla torretta. Il SANE mirò a Jake e fece fuoco, ma fuoco sul serio e Jake si scansò un attimo prima che la fiammata lo raggiungesse. Allora, la macchina cominciò a lanciare lingue di fuoco tutto attorno, senza la precisa intenzione di colpire qualcuno in particolare.

«Ho capito!» disse Nick «Stà cercando di farci morire fra le fiamme o asfissiati.»

«Ma così distruggerà anche tutto il raccolto!» disse Mark.

«Se consideri che ci sono milioni o forse anche miliardi di ettari su Aldivalus, la perdita di uno o due di essi diventa insignificante. Gli aeratori provvederanno a ripulire l'aria dal fumo e una squadra di spazzini macrofagi provvederà a ripulire il terreno dal raccolto carbonizzato, e anche dai nostri corpi, se non ci muoviamo!»

Detto questo, Jake cominciò a correre verso la più vicina fattoria e gli altri lo seguirono, ma all'improvviso Jake fu respinto come da una mano invisibile.

«La fattoria è circondata da un campo di forza.» disse Jake col naso sanguinante.

Intanto, il SANE si stava avvicinando minaccioso lanciando fiammate lunghe decine di metri. Yena gli si avventò contro e sparò con il laser, ma il raggio rimbalzò senza avere nessun effetto. Nick all'improvviso sentenziò «Conosco quel tipo di vernice: è una vernice antilaser e ignifuga, per cui il mezzo è protetto dalle armi e dal fuoco. Yena estrasse una bomba allo Iodio/Palladio e corse verso un fianco del SANE. La torretta si girò, ma Yena fu svelto a scansarsi e si infilò fra i cingoli del carro. Ci stette appena il tempo di piazzare la bomba a tempo e poi fuggì dal di dietro. Corse una ventina di metri e si buttò a terra, mentre un boato tremendo scosse la terra. Un fumo giallastro si levò da sotto il carro, che però non sembrava aver risentito degli effetti dell'esplosione. Yena si rialzò e si chiuse completamente la tuta, poi si gettò verso il campo di forza, fra l'orzo in fiamme, saltando oltre una catasta infuocata. Il carro stava per raggiungerlo, ma le fiamme della catasta di orzo attecchirono sulla superficie inferiore del carro, priva della vernice protettiva. Il SANE esplose in un boato fragoroso, infrangendo il campo di forza della fattoria e spargendo i propri rottami a centinaia di metri di distanza.

 

I quattro corsero di volata verso l'ingresso della fattoria, lasciandosi alle spalle un infernale paesaggio di fuoco e di fiamme.