Capitolo XI


Dopo 4 o 5 ore, finalmente Jake iniziò a svegliarsi e si sedette a tavola. Mangiò abbondantemente e si mise a sedere davanti al quadro comandi di JN11. Infilò un dischetto che aveva da parte per le occasioni speciali, dentro una fessura appositamente studiata e subito si diffuse una musichetta. Un'ologramma al centro della sala, rappresentava il logo della Broderbund.

JN11 si incazzò come 2 e iniziò a sparare delle gran stronzate sui videogiochi del Tibet e sui joystick del Nepal. Yena allora si avventò su di un interruttore rosso, spinse un pulsante blu, e JN11 tacque per sempre.

«Ooohh! Finalmente hai spento quella gnola, che ormai ci aveva già rotto le balle e ci aveva macinato il cazzo come un frullatore a centrifuga della Girmi!» esclamarono in coro gli altri.

«Jake! Che cazzo stai facendo?»

«Te non preoccuparti che qua ci penso io.»

Mark si avvicinò lentamente alle spalle di Jake, poi gli saltò in faccia.

«Aaaaahhheeeeehhhhoooohhhuouououhhhh. Oh ragaz c'è Jake che sta giocando a War At Sea!»

«Gli altri scaraventarono via Jake dalla sedia e iniziarono ad affondare galeoni spagnoli del 16° secolo.»

Jake, allora iniziò a sparare delle gran madonne con dei cancheri che ormai veniva giù Dio. E poi disse

«EH, OH, MA NON È MICA COLPA MIA!»

Improvvisamente riapparve sullo schermo principale il radar tattico della CrossRay e JN11 generò un suo ologramma sulla console centrale.»

«Allora ragaffi, adeffo fmettete di fare i videogiochi, perché è ora di mettere da parte le fimulazioni. Avete ful radar tattico uno ftormo di Phiton completamente armati che vi ftanno venendo incontro.»

Yena era ormai in orgasmo e non vedeva l'ora di sfracellare soquante astronavi nemiche, ma Nick gli raffreddò i bollori.

«Yena! Calmo! Buono! Cuccia! OK, ascolta me: Siamo nella merda. I Phiton hanno un raggio d'azione molto ristretto e non hanno capacità iperspaziale per cui deve esserci una base appoggio poco distante, visto che non ci sono pianeti nelle immediate vicinanze.»

E infatti, mentre il radar tattico era completamente buio, le telecamere montate all'esterno, rivelavano qualcosa di leggermente diverso dal solito.

«JN11, accendi gli abbaglianti che non si vede un'ostia con le mezze luci!»

La luce degli alogeni da 40 o 50 EsageraWatt, illuminò uno spettacolo poco piacevole, per gli occhi dei 4 e per i banchi di memoria cibernetica di JN11.

L'esterno non c'era. C'era solo un mare di ferro e di lamiera. Evidentemente, durante il sonno, la CrossRay si era imprudentemente avvicinata alla grande ALDIVALUS, la grande base spaziale comandata da Sediuls I.

La nave era regolarmente registrata negli archivi della CrossRay e venne monitorata come un ologramma a mezz'aria. Di forma allungata e lievemente ritorta, con una zona frontale a punta lievemente più grossa del resto e con la zona dei motori in grado di ospitare due pianeti del tipo di verde.

JN11, finalmente si svegliò da una specie di coma elettrostatico, fece partire lo scanner del radar ottico e finalmente riuscirono a vedere la nave come era in realtà. Con una estensione pari a quella della distanza tra la Terra ed il Sole, si presentava abbastanza minacciosa, ma tanto erano poi tutti campi da arare, pieni di patate e di dorifore.

Quello che faceva più paura era ROSSO.

ROSSO era come VERDE. Però era rosso e non verde.

Ma non era rosso perché gli avevano dato di rosso con la vernice rossa, e non era neanche rosso perché c'erano molte ciliege, e non aveva neanche fatto la ruggine.

Era un lago, un enorme, unico, grande, immenso, stupendo, lago di sangue e di cartellini di espulsione dei nemici di Sediuls I.

Yena svenne dall'emozione.