Capitolo III


Eravamo in orbita attorno alla terra ormai da due giorni e Nick stava controllando i dati forniti dal computer in merito al "salto".

La nave, infatti era nuova, e non eravamo ancora certi del suo perfetto funzionamento, per cui non avremmo voluto ricomparire, dopo il "salto", nel nucleo di una stella, o nel vortice gravitazionale di un buco nero.

Il computer non aveva commesso errori. Ma Nick sì.

«Jake! Non è possibile!»

«Cosa è successo Nick!?!»

«Siamo in ritardo con il salto!»

«Cosa intendi dire con "Siamo in ritardo con il salto"?»

«Intendo dire che i dati erano esatti, ma ora non lo sono più; abbiamo aspettato troppo tempo per effettuare il balzo, ed ora i dati non sono più compatibili con la posizione delle stelle.»

«Ma che cesso di computer ci hanno dato?»

«Uno strano computer, Jake. Date un occhiata anche voi, Mark, Yena, cosa ne pensate.?»

«Hai controllato bene i dati, Nick?»

«Certo Mark, cosa credi che abbia fatto da due giorni a questa parte?»

«Allora, quanto ci ha messo il computer per elaborarli?»

«Quindici secondi circa, Yena. Secondo un calcolo approssimativo, direi che lavora a circa cinquemila esagerahertz.»

«Impossibile! Per lavorare a questa velocità è necessario qualcosa di molto più complesso di un cervello.»

Improvvisamente Mark ebbe un' idea, che poteva sembrare stupida, ma invece non lo era affatto.

«Nick: richiedi al computer modello e versione.»

«OK Mark.»

Il computer non rispose con il video ma generò un ologramma di un uomo e sintetizzò perfettamente la sua voce.

«Buongiorno fignori. Mi afpettavo che farefte rimafti incuriofiti dal computer, perciò ho inftallato un'interfaccia che vi permetterà di accedervi più facilmente. Credo che ormai abbiate capito chi fono. Mi chiamo John St. Andrews e fono un qualcofa di più di un padre, per quefto computer. D' ora in poi potrete comunicare con effo attraverfo la mia immagine olografica, e vi farà molto più femplice. Immagino vogliate fapere qualcofa di più fu JN11.»

«Supposizione esatta... (ma che cazzo di voce è questa?)»

Replicò Mark. Dopo aver modificato lievemente il setup del sintetizzatore vocale, installato dietro un apposito pannello.

«Bene, allora vi dirò tutto quello che vorrete sapere.»

«In realtà, JN11, o meglio John, non è un computer nel senso tradizionale della parola, è invece qualcosa di più simile ad un essere vivente. La sua unità centrale è costituita da una riproduzione semiorganica del mio cervello, opportunamente modificata per pilotare una nave di questo tipo. Non consuma che una piccolissima parte dell'energia necessaria ad un cervello umano, ed è estremamente sicura. È praticamente impossibile che possa subire danni, in quanto incapsulata in un contenitore ermetico di titanio dello spessore di circa quindici centimetri. E per finire, lavora molto più efficacemente e velocemente di un cervello umano.»

«Impossibile.»

«Non è impossibile, per il momento è solo Top Secret. Ah! Dimenticavo, mentre stavamo parlando siamo quasi giunti a destinazione.»

«Come sarebbe a dire?»

«Date un occhiata fuori, siamo nel settore Delta. Non avete sentito l'accelerazione del balzo, semplicemente perché è stata progressiva. Forse dimenticate che questa nave funziona con motori a spinta gravitazionale materia/antimateria.»

«Non è che ce lo siamo dimenticati. È che non sappiamo niente della nave.»

«Che sbadato! Continuo a dimenticarmi che qui è tutto Top Secret. Proverò a spiegarvi: questo modello di navetta spaziale, opportunamente camuffato dal sistema di mimetizzazione CrossRay, non ha bisogno di nessuna forma di energia per funzionare, ma i suoi motori sfruttano l'energia potenziale che è caratteristica di tutti i corpi astrali. Ora, dal momento che in un apposito contenitore magnetico al centro del motore principale è racchiusa una certa quantità di antimateria allo stato puro, e che questa, interagisce gravitazionalmente in verso opposto con la materia comune, la nave si può muovere grazie alla spinta generata da questa forza gravitazionale. In realtà, per modulare opportunamente questa spinta è stato necessario montare il contenitore dell'antimateria su di un supporto mobile che permette una regolazione della spinta dei motori.»

«Da quanto ho potuto capire» lo interruppe Nick «il motore ad antigravità non genera energia, ma la redirige alla fonte, generando così movimento. Quello che non capisco, però, è come possa funzionare tutto il resto.»

«Bravo. Il motore ad antigravità non genera energia, per cui tutto quello che potrebbe fare questa nave è muoversi in avanti. L'energia necessaria a fare funzionare tutto questo è immagazzinata nella fusoliera della nave stessa. In realtà la nave è un accumulatore che viene costantemente mantenuto carico da un generatore che sfrutta la differenza di pressione tra l'esterno e l'interno.»

«Ottima pensata. Ma chi l'ha avuta?»

«Il progetto è nato circa quattro anni fa da un gruppo di ricercatori dei Laboratori Tecnici dell'Istituto TechnAV nell'Europa meridionale. A quel tempo anche io facevo parte di quel gruppo, assieme ad Anthony Sellys,Jean Gualland e July Beverly. All'inizio avevamo avuto l'idea di sperimentare le nuove tecniche di rifrazione luminosa controllata da microprocessore per sfruttarle in strutture come osservatori. Pochi mesi dopo, visti i notevoli progressi delle nostre ricerche, il Dipartimento per la Sicurezza Intergalattica, ci chiese di collaborare ad una espansione di questo progetto, per poter applicare le tecniche di rifrazione controllata anche su navette di piccole dimensioni. In seguito, la sezione per la Ricerca Nucleare della TechnAV, ci fornì un prototipo del motore ad antigravità. Il progetto venne ultimato in tre anni e mezzo. Gli ingegneri che hanno collaborato al progetto sono tutti morti: i Servizi Segreti, infatti, hanno provveduto ad eliminarli, in modo da non fare trapelare nessuna informazione. Credo di essere l'unico ad essere rimasto... in vita, al momento.»

«Ma per essere una missione così segreta, ci avranno sicuramente dotati di armi!»

Si accertò Mark.

«Sarà meglio, sennò io torno a casa a letto» un momento di sconforto mi prese, e si formò in me il timore di dover affrontare l'avversario sconosciuto a morsi in faccia.

«Non preoccupatevi» ci tranquillizzò JN11 «avete a bordo ciò che di meglio la tecnica militare possa fornire: quattro Turbo Phaser MJ20, un generatore di microonde termiche ad altissima frequenza, una scorta di bombe fotoniche miniaturizzate che farebbe paura ad un incrociatore stellare della classe Lions, un destabilizzatore nucleare a lungo raggio, e un magazzino di armi portatili leggere e pesanti di vario genere.»

Yena esultò di gioia «Non vedo l'ora di trasformare in cadaveri quegli stronzi del settore Delta.»

Dopo tutto era da comprendere, nelle ultime battute della Terza Guerra Mondiale, Yena aveva fatto parte dei Reparti Speciali Sterminatori, che avevano il compito di annientare tutti i soggetti pericolosi o contaminati da radiazioni.

Alla fine della guerra, quando ritornò alla civiltà, gli rimase la cattiva (?) abitudine di ripulire la società da tali elementi.

Fu così che lo conobbi quando venni portato in carcere.

Del resto anche io, Mark e Nick ci sentimmo più sicuri dopo l'elenco del materiale di lavoro disponibile.