Capitolo II


Non ero mi ero ancora ripreso dai postumi della sbronza della sera precedente, e stavo pensando proprio alla nave che mi era stata affidata, quando, improvvisamente, il telefono mi riportò alla realtà.

«Ciao, Jake»

«Ciao Mark,come mai mi hai telefonato a quest' ora del mattino? Lo sai che ore sono...?»

«Sì, lo so che ore sono, è importante...»

«Cos'è successo di tanto importante questa volta?»

«Dobbiamo partire immediatamente. La commissione intercontinentale ha deciso persino di cambiarci astronave. Ci daranno un nuovo modello di nave, un modello top secret.»

«Buon segno. Ci tengono quindi alla nostra missione!»

«Non è tutto. Saremo solo in quattro ad andare: io, tu, Yena e Nick.»

«E gli altri? Tutti quei mesi di allenamento non sono serviti a niente, allora?»

«Esatto. Era solo un paravento. Gli servivamo solo noi quattro.»

«OK. Quando si parte allora?»

«A mezzogiorno. Portati solo pochi effetti personali. È già tutto pronto e gli altri li ho già avvertiti io: aspettiamo solo te. Port Kennedy, rampa 28M.»

«Va bene. Sarò li a mezzogiorno. Ciao.»

«Ciao Jake.»

A mezzogiorno esatto ero nella sala di attesa della rampa 28M. Non si vedeva nessuno. Evidentemente Mark mi aveva preso in giro.

Era ormai trascorsa quasi mezz' ora da quando ero arrivato ed io avevo ormai tutte le intenzioni di tornarmene a letto. La telefonata di Mark mi aveva messo in uno stato di agitazione tale che non ero più riuscito ad addormentarmi ed erano ormai nove ore che non chiudevo occhio.

Proprio quando ero sul punto di andarmene, sentii una delle centraliniste che mi invitava attraverso l'altoparlante a rispondere al telefono presso la cabina più vicina.

Non so quante bestemmie lanciai verso il mondo quando capii che al telefono non rispondeva nessuno. Era un maledetto scherzo di un maledetto figlio di puttana.

Ma come faceva a sapere che io mi trovavo proprio li? Non ero mai stato in quel posto prima d'ora!

Mentre pensavo a queste cose, mi trovai inconsciamente a camminare, con la mia sacca in spalla, proprio di fronte alla rampa 28M.

Non era più vuota.

Una piccola navetta spaziale era in attesa al centro di un'area che ne avrebbe comodamente potute ospitare un paio di dozzine.

Di fronte alla navetta si trovavano altri tre uomini in alta uniforme militare.

Mi diressi verso di loro velocemente e non feci fatica a riconoscerli.

«Ce ne avete messo di tempo! È quasi un' ora che vi sto aspettando!»

«Quando vi deciderete una buona volta ad essere in orario!»

«Hai ragione Jake. Avremmo dovuto essere qui circa un' ora fa. E in un certo qual modo qui c'eravamo.»

«Come sarebbe a dire " in un certo qual modo"?»

Yena provò a spiegarsi.

«Noi c'eravamo, ma tu non eri in grado di vederci. Non te lo ha detto Mark che questa è tutta roba top secret? Non ho ancora capito bene come funzioni, ma questa nave è una specie di camaleonte.»

Nick, come di solito, migliorò la spiegazione di Yena, che era sempre un po' approssimativa.

«Vedi Jake, questa nave è dotata di un computer con una tecnologia così avanzata che è in grado di generare un qualcosa di molto simile ad un ologramma.»

«Attorno alla nave, si crea uno scudo di forza così potente da assorbire persino la luce...»

«Come un buco nero?»

«Non proprio come un buco nero. Un buco nero attira la materia e l'energia, il sistema che adotta questa nave, attira solo l'energia, che viene sfruttata per mantenere attivo lo scudo.»

«Allora si dovrebbe vedere una chiazza nera che galleggia nel vuoto! Come mai, però non si vede assolutamente niente?»

«Non ho ancora finito. Ti dicevo che il computer è in grado di generare un ologramma, e lo fa proprio sulla superficie dello scudo di forza... un ologramma tridimensionale dello sfondo.»

«Non esiste quindi l'invisibilità, ma una semplice riflessione, una invisibilità relativa.»

«Forza ragazzi, si parte! Tutti a bordo!» esultò Yena.

«Destinazione: Settore Delta!»