C’era una volta uno gnomo che si chiamava Rossiccio.
Un giorno decise di farsi una nuotatina nel fiume che scorreva vicino al “Villaggio degli Gnomi del Bosco”.
Così,dopo il pisolino pomeridiano,si incamminò lungo il sentiero che finiva proprio dove il corso d’acqua formava una piccola pozza tranquilla.
Rossiccio si tolse i vestiti color foglia,li ripiegò per bene come gli aveva insegnato la mamma e li sistemò al riparo di un canneto.
Per ultimo si levò il berretto rosso a punta e lo appoggiò sopra il gilet, quindi si tuffò,riempiendo di schizzi l’airone che se ne stava tranquillo sulla riva.
Rossiccio si allontanò a grandi bracciate per cercare la sua amica anatra e non si accorse che un gruppetto di bambini in gita scolastica si avvicinava vociando sulla sponda del fiume.
L’airone,forse disturbato dall’imprevista compagnia,si alzò pigramente in volo,seguito da venti paia d’occhi sgranati per la meraviglia,la stessa che aveva fatto aprire venti bocche che non parlavano più.

Poco dopo,mentre la maestra spiegava i vari tipi di piante e animali che si possono incontrare lungo le rive di un corso d’acqua,una bimba strillò:
“Quello cos’è?” indicando con il dito un pezzettino di stoffa rosso e un po’ consumato: altro non era che il cappello dello gnomo Rossiccio!!!
La maestra lo raccolse,lo osservò attentamente e poi rispose un po’ pensierosa:
“Che buffo!Sembrerebbe quasi un berretto…certo che è stato usato,consumato com’è…”
Allora un’altra bimba,che di fate e folletti,quelli veri,un po’ se ne intendeva,chiese:
“Posso vederlo per favore?” e quando lo ebbe in mano esclamò “E’ il cappello di uno gnomo! Dobbiamo lasciarlo qui,se lo prendiamo magari lo cerca poverino!”
Qualche compagno di classe cominciò a ridere e a prenderla in giro,ma la maestra prese molto sul serio quello che aveva detto e rispose:
“Lo prendo io.E’tanto rovinato che gli serve qualcuno che lo aggiusti. Lo farò io.”
Detto questo lo mise in tasca e tornarono tutti quanti verso l’agriturismo per continuare le loro attività.

Cominciava a far fresco e Rossiccio si guardò le mani:erano raggrinzite come la pelle delle rane!
…era ora di uscire,glielo diceva sempre la mamma…
“Ciao Verdina” disse all’anatra ”oggi hai vinto tu la gara,ma vedrai,mi allenerò e uno di questi giorni vincerò io! Adesso devo andare o finirà che un giorno di questi mi cresceranno le pinne!”
Saltò sulla riva e si stese al sole ad asciugare,poi corse verso il canneto e…sorpresa! Non c’era più il suo cappello! I vestiti sì,perché erano verdi e si confondevano con l’erba e le canne,ma il suo bellissimo berretto era sparito!
“Scommetto che quello sciocco di Toc mi ha seguito e mi ha fatto uno scherzo,lo sa quanto sono geloso del mio cappello! Adesso vado al villaggio e gliene dico quattro!”

Rossiccio trovò i suoi amici che giocavano a palla sotto la grande quercia al centro del villaggio e prese subito Toc per i bordi del gilet.
“Ridammi il mio berretto!”
“Sei matto? Io non ce l’ho! Lasciami,mi strappi la giacca!”
Finirono a ruzzolarsi nella polvere mentre tutti gli altri gnometti si erano messi in cerchio e tifavano per uno o per l’altro,fino a quando non si sentì un vocione domandare:
“Ehi,cosa succede qui? Fermi tutti!”
Era Barba,il capo del villaggio,uno gnomo alto e grosso:buono come il pane,ma i piccoli che lo vedevano grande come un orco ne avevano timore.
“Toc mi ha rubato il berretto!”
“Ma tu sei matto,ti ho detto!Che me ne faccio del tuo berretto consumato?Ne ho uno nuovo io e me lo levo per dormire,mica come te,che lo tieni in testa come gli gnomi neonati!”
Gli gnometti si misero a ridere e intonarono una canzoncina:
“Rossiccio ha perso il berreeeettoooo,Rossiccio ha perso il berreeeeetttoooooo…così non può dormir!”
Il povero gnomo fece per lanciarsi di nuovo addosso a Toc,ma Barba lo tenne fermo e intimò il silenzio a quegli sciocchini.
“Spiegami per bene quello che è successo,Rossiccio”
“Ero andato al fiume per nuotare,ho lasciato i vestiti vicino al canneto,con il cappello sopra e quando sono tornato non c’era più! Lui mi ha fatto un dispetto e me lo ha nascosto!”
“Ma tu l’hai visto mentre te lo rubava?”
“No,ma sono sicuro che è stato lui,mi prende sempre in giro!”
“E invece stavolta non c’entro niente! Ero qui a giocare,lo sai anche tu!” protestò Toc.
“Sì,è vero” disse Barba “l’ho visto anch’io che non si è mai allontanato da qui. Però questa faccenda del prendere in giro,è vera Toc?”
“Beh…un po’sì,ma lui tiene sempre in testa quel cappello,fa ridere!”rispose arrossendo
“A me non piace chi prende in giro gli amici,allora sai che farai? Aiuterai Rossiccio a cercare il suo berretto. E anche voi “ disse indicando tutti i piccoli che adesso se ne stavano zitti con lo sguardo fisso sulle punte dei loro stivaletti verdi.
“Bello! Come una caccia al tesoro!” esclamarono subito “E il premio?”
“Beh…posso chiedere alla mia mamma se fa i suoi famosi biscotti di nocciole,va bene?”rispose Rossiccio.
Si stinsero tutti le mani,prima le destre e poi le sinistre,come fanno gli gnomi grandi quando concludono un affare importante,poi si dispersero verso le loro casette-fungo:era ora di cena e il profumo delle zuppe di erbe riempiva la piazza.

Ignari di tutto ciò che succedeva al villaggio,i bambini terminarono la loro gita all’agriturismo e ritornarono alle loro case,dove i genitori li aspettavano impazienti di ascoltare i racconti di quella giornata,così diversa dalle solite trascorse sui banchi di scuola.
Alla sera,la maestra si dedicò subito a ricucire quello strano oggettino rosso e il giorno seguente lo portò in classe e lo mise in un luogo sicuro,ma bene in vista:se per caso “qualcuno” lo avesse cercato,avrebbe potuto vederlo dalle finestre…

Quella notte lo gnomo Rossiccio fece sogni agitati e dormì poco:all’alba era già in piedi,con grande meraviglia dei suoi genitori,che di solito alla mattina dovevano svegliarlo facendogli il solletico.
Sapevano però che cosa sarebbe accaduto:iniziava la caccia al …berretto!
A niente erano valse le rassicurazioni di mamma Nerina:la sera precedente aveva provato a convincere il suo piccolo che non importava della perdita del cappello,che avrebbe potuto averne uno simile il giorno dopo,che nel negozio lo gnomo cappellaio ne aveva a centinaia di diverse fogge e stoffe…niente! Lui voleva proprio quello. Del resto,era cresciuto con lui…perché i vestiti e i cappelli degli gnomi hanno proprio questa magia:crescono con i loro proprietari.

Così,dopo pochi minuti tutti i piccoli erano radunati nella piazza del villaggio:non mancava proprio nessuno!
“Come facciamo?Bisogna organizzare la ricerca,non possiamo mica correre all’impazzata senza una meta!” disse Tuc,che era il più grande e il più saggio della compagnia.
“Io proporrei che Rossiccio ci porti esattamente dove aveva lasciato i suoi vestiti,poi ci divideremo a coppie…”disse suo fratello Toc
“No,a coppie no,meglio in tre per gruppo:se accade qualcosa a qualcuno,uno dei tre rimane con il ferito e l’altro può andare a cercare aiuto!” interruppe Paurinio che,si capisce dal nome,era quello che aveva sempre paura di farsi male.
“BUUUUUUUMMMMMM !!!” esclamò Rossiccio “Ma cosa deve mai succedere? E va bene,tre per gruppo,così sei tranquillo e non brontoli di continuo,uffa!”
“Cos’hai in quello zaino enorme Ciccio?” chiese Tuc allo gnometto grassottello.
“Ump…”rispose quello leccandosi un baffo di crema di nocciole ” la merenda,io ho già fame…”
Un coro di risate si levò dal gruppo e partirono battendo bene i piedi in cerchio per lasciare le loro orme al centro del villaggio:era una specie di rito portafortuna per tornare tutti sani e salvi.
Si inoltrarono nel Bosco Amico canticchiando,mentre Rossiccio pensava agli incontri che aveva fatto il giorno prima e decise di fare qualche domanda in giro,magari qualcuno aveva visto o sentito qualcosa di interessante…
“Eccoci! Fermi tutti,è proprio qui dove sono arrivato ieri”
“Sì,ma poi i vestiti dove li hai lasciati?” disse Toc
“Ecco,lì vicino alle canne”
“Ma dopo dove sei andato?” chiese Tuc
“A cercare l’anitra Verdina per fare una gara di nuoto,ecco perché mi sono tolto anche il cappello”
“Ma tu sei tutto matto!”esclamò Paurinio “e se affogavi?”
“Ma io so nuotare!”
“Però è vero,non lo avevi detto a nessuno e sei venuto qui da solo…” disse Ciccio leccandosi un dito sporco di marmellata di mirtilli.
“Beh,insomma,mi fate la predica o mi aiutate?” sbuffò Rossiccio
“Ehi,guardate qua” gridò più lontano Sandy,così chiamato perché adorava la sabbia.
Corsero tutti in quella direzione e proprio sulla rena della sabbiaia del fiume lo gnometto indicò tantissime orme,molto grandi rispetto alle loro,anche se non tutte della stessa misura.
“Oh,no! Umani! Non lo troveremo mai più” piagnucolò Paurinio
“Ma dai! Come fai a sapere che lo hanno preso loro?”domandò Toc
“Sì che lo hanno preso loro,rubano sempre le nostre fragole e i nostri funghi quando vengono nel bosco. Lo sai anche tu che a Barba hanno rotto la casa l’anno scorso! Sono cattivi,gli umani,lo dice sempre il mio papà di non farmi mai vedere…”
“Ma non tutti sono così,forse questi erano buoni,chissà…”replicò pensoso Tuc.
“Sì,beh,intanto il mio berretto non c’è più! E noi stiamo qui a discutere di buoni e cattivi! Io invece proporrei di andare nelle due direzioni opposte,cercare l’airone e la fata Azzurrina,che ieri erano in questi paraggi e provare a chiedere se sanno qualcosa”
“Ottima idea! Ci vediamo qui all’ora di pranzo” approvò Tuc.

Si ritrovarono quando il sole era alto e si sedettero in cerchio,ma nessuno di loro aveva una gran voglia di parlare.
L’entusiasmo del mattino si era un po’spento,non era proprio un gioco e neanche così facile e divertente come avevano pensato all’inizio.
Nessuno sembrava saperne niente e il cappello di Rossiccio sembrava essersi volatilizzato.
“La fata Azzurrina non si trova,Spiritello del Bosco che Canta ha detto di averla vista partire proprio ieri pomeriggio…” disse Sandy
“Mmh mmh” borbottò Ciccio con la bocca piena di pane e miele
“Il fattore,sapete quello che ci lascia sempre la tazzina con il latte al limitare del bosco?Ecco,da lui non c’è,abbiamo guardato dappertutto” replicò Tuc
“Sì,e per poco non ci vedeva!” si lamentò Paurinio
“Beh,certo,sei così sbadato!”esclamò Rossiccio “hai urtato due barattoli nella dispensa e li hai fatti cadere!”
“Non è stata colpa mia!” piagnucolò lo gnometto “mi hai spinto!”
“Oh,smettetela,raduniamo un po’le idee:cosa resta da fare?” li sgridò Tuc
“Ben poco,temo…abbiamo chiesto a tutti ormai…manca solo l’airone” disse piano Rossiccio “…cosa ascolti,Toc?”
“Sssshh…” fece quello “ arriva qualcuno…in volo…”
“Boh…io non sento niente” brontolò Ciccio
“Per forza! Fai così rumore quando mastichi che copri ogni altro suono!”rise Sandy
“Silenzio ho detto!” sussurrò Toc “arriva l’airone!”
“Qualcuno mi ha chiamato?” disse l’uccello posandosi elegantemente a terra.
“Ecco…signor Airone…io ieri ero qui e…beh,per nuotare ho lasciato le mie cose sotto quelle canne e…”iniziò a dire Rossiccio
“Canne? Ah,già…sì,mi ricordo” fece quello pensieroso “c’era un pace,prima che arrivassero!”
“Arrivassero chi?” quasi gridò lo gnomo
“Uh,che confusione fai! Quasi come loro,che maleducato!”
“Mi scusi…ma è che…ecco…io ho perso il mio cappello e credo che qualcuno me lo abbia portato via”
L’airone restò pensoso per un attimo,alzò una zampa e rimase così,in silenzio per un tempo che agli gnometti sembrò interminabile.
Poi,aprendo un’ala e guardandosi in giro altezzoso disse:
“Facevano un rumore! Che modo strano di divertirsi hanno i piccoli umani…”
“Piccoli umani?” chiede Sandy
“Non interrompere,ragazzino!” esclamò allargando l’altra ala come per volare via
“No,non vada via per piacere!” implorò Paurinio
“Allora silenzio che racconto! Dunque…vediamo se mi ricordo…sì,di te sì,ma poi…dunque…”si interruppe l’airone,beccandosi le piume del petto pensieroso “sì,ecco,adesso mi ricordo!”
I piccoli fecero un sospiro di sollievo,perché l’airone era famoso per avere poca memoria e tanto sussiego.
“Allora:dov’ero rimasto?”
“A quando mi sono tuffato” disse subito Rossiccio
“Ah,sì…poco dopo sono arrivati loro,i piccoli umani…correvano dappertutto,raccoglievano tutto,ma poi un umano femmina grande li ha sgridati ,ma io nel frattempo stavo già volando via…”
“E non ha visto se hanno raccolto il mio berretto?”
“Qualcosa hanno raccolto,ma dire che fosse il tuo cappello,mah…difficile…però…”
“Però?” incalzò Tuc
“Però ho sentito l’umano grande che diceva che doveva aggiustare qualcosa…chissà!...”
“Già…chissà…”disse Toc “Grazie signor airone,lei ci è stato d’aiuto”

Si allontanarono mogi mogi,perché le notizie che avevano non erano davvero molte…
“PSSSSSSSSTTTTTTT…ehi,piccolo!” sussurrò una vocetta.
“Chi parla?” disse Rossiccio guardandosi in giro
“Qui,sono qui! Io so dov’è il tuo cappello!”
Gli gnomi corsero verso il luogo da dove proveniva la voce sottile e,sotto un filo d’erba,scorsero una coccinella.
“L’ha preso la maestra,così si chiama l’umano grande:voleva aggiustarlo perché era rotto e poi ha detto che lo avrebbe messo vicino a una finestra della classe”
“Classe? Cos’è? E’pericolosa?” domandò Paurinio
“Ma no! E’il posto dove i bambini vanno a scuola” rispose Tuc,che essendo il più grande sapeva tante cose
“Come dentro:i bambini degli umani vanno a scuola DENTRO? Dentro dove?”chiede Toc
“Dentro una specie di casa chiamata proprio scuola”spiegò Tuc
“Ma perché non vanno nel prato come noi?”
“Non saprei…sono diversi da noi…”
“Ma vi interessa o no il cappello?” interruppe la coccinella un po’stizzita perché nessuno la ascoltava più.
“Ma certo,scusaci!”
“Ecco,quindi lo hanno preso loro e poi sono tornati verso la casa del fattore.Se chiedete a Miagolo,lui lo saprà di certo.”
“Miagolo! Ho paura!” gridò subito Paurinio
“Che strano…andiamo dal gatto del contadino,lui ci dirà dove sono andati. Scommetto che sa anche  dove si trova questa scuola”
Detto questo,Rossiccio e gli altri fecero dietrofront e si diressero verso il sentiero,non senza aver prima ringraziato la coccinella con una briciolina di pane-di-via,che come tutti sanno,è dolcissimo.

“Mmmmmmmmmaoooooooo, cerrrrrrrrto che so dov’è!” disse subito Miagolo “lo hanno i bambini!”
“E dove sono adesso questi bambini?”chiese Tuc
“Ah,dovrrrreste chiederrrrlo a Gufo Verrrrrde,io so solo che sono andati via su un carrrrro gigante tutto colorrrrrrato,con un cuorrrrre che rrrronfava come un leone,mmmmmmmaaaaooooo…faceva una puzza…mmmmmaoooo…!”
“Grazie,Miagolo,sei stato proprio gentile: Stasera puoi bere tu il latte che il tuo padrone lascia per noi e se vuoi,domani ti portiamo un biscotto di nocciole che fa la mia mamma!”esclamò felice Rossiccio.
Si faceva buio e dovevano rientrare. Gufo Verde non sarebbe stato in giro prima di qualche ora e poi,soltanto i vecchi saggi potevano parlare con lui.
I piccoli gnomi raggiunsero il villaggio,corsero da Barba e gli spiegarono tutto l’accaduto.
“Dunque,riassumendo” disse lo gnomo anziano “ il cappello è stato trovato da una maestra buona che l’ha preso per aggiustarlo,ma poi tutti gli umani,grandi e piccoli,se ne sono andati dalla fattoria a bordo di un carro colorato e Gufo Verde dovrebbe sapere il resto della storia?”
“Così ci ha detto Miagolo,signore” disse Rossiccio
“Se ha detto la verità lo sapremo presto:io e Gufo Verde abbiamo una riunione proprio stasera insieme agli altri anziani del Bosco. Così discuteremo anche del tuo cappello,Rossiccio”
“Grazie,grazie davvero,signore,la mamma le farà dono di tanti biscotti alle nocciole!”esclamò il piccolo correndo via felice.

…quella sera,chissà come,nelle camerette dei piccoli gnomi le lucciole si spensero molto molto presto…

La riunione durò a lungo,perché i saggi,si sa,impiegano molto tempo a prendere le loro decisioni,proprio per essere sicuri che siano quelle giuste…

Un paio di giorni dopo,al paese degli umani,la maestra aprì la finestra della classe perché faceva molto caldo e il sole batteva sui vetri.
Durante la lezione,un uccellino entrò velocissimo nella stanza,fece un giretto svolazzando apparentemente a caso sopra le teste dei bambini e se ne scappò fuori quasi subito.
Per i bimbi fu un delizioso intermezzo,durante il quale non persero l’occasione per fare più schiamazzi del solito,ma…nessuno si accorse dello scambio avvenuto in quei brevi momenti…

Era successo che Gufo Verde aveva mandato in esplorazione il verdone,che aveva saputo da Madama Lucertola di un pezzettino di stoffa rossa stranamente appoggiato su un mobiletto in una scuola degli umani: le lucertole,si sa,sono molto curiose e un po’comari e,chiacchiera tu che chiacchiero io… il piccione viaggiatore lo aveva detto al passerotto e la gazza ladra,sempre in cerca di qualcosa di luccicante da rubare,aveva ascoltato di nascosto la conversazione tra i due ed era andata a curiosare proprio lì.
Lo aveva raccontato alla serpe d’acqua che,lasciandosi trasportare dalla corrente del fiume,aveva raggiunto sua cugina e così madama Lucertola aveva riportato all’assemblea tutto quello che sapeva.
Si erano offerti in tanti di andarlo a riprendere,ma Gufo Verde aveva preferito mandare il passerotto,che essendo abbastanza comune dava meno nell’occhio.
L’uccellino furbo si era fatto dare un berretto quasi uguale dal mastro cappellaio e velocissimo lo aveva sostituito prendendosi quello di Rossiccio.
Il saggio gufo,infatti,aveva così deciso perché rimanesse ai bambini molto bravi e alla maestra gentile un ricordo di quella gita un po’fatata.

Quel pomeriggio al villaggio ci fu una grande festa:il passerotto coraggioso fu premiato davanti a tutti e Rossiccio era più rosso del solito,con il suo berretto che sembrava nuovo,perché la maestra era stata proprio abile nell’aggiustarlo!

…e i biscotti di nocciole?
…erano proprio buoni,ve lo assicuro…