Fisso sulla cornice il panorama immobile
s'una tela fradicia di lana e di rugiada
scorgo un racconto lontano di fili intrecciati
di scie di fuligine, pietrisco e tarli ormai stanchi.
Scorre veloce ed in silenzio l'acqua nel fiume
sporca di fango i ricordi e poi ancora li lava  
portando a galla i colori e le trame
di quando le strade non avevano asfalto.
La sveglia arancione ha ripreso a camminare
perché non vedeva l'ora di uscire dalla madia bianca
per portarmi oggi quel suo tempo antico di muffa
e l'eco ripetuto e lontano del carillon sul campanile.
Dal pavimento freddo mi guardano i calzini
altrove i sogni si affollano del cibo dei matti
impastato a ricordi, a fatiche a speranze
e a questa nebbia bassa che ancora veste il mattino.