Cammino ogni giorno per le stanze della casa
rimetto in ordine gli abiti o le sedie
tolgo la polvere dagli scaffali dei ricordi
e spesso mi fermo ad osservare, alla finestra
il transitar frenetico di tanti sconosciuti
a comprare il pane e il vino ed andare altrove.

Cammino ogni giorno nei corridoi ombrosi
mi soffermo ad ascoltare gli scricchiolii ed i lamenti
di questa casa che non è più giovane come vorremmo
di queste mura che sono solide e robuste
ma così spesso treman di paura guardando ad un futuro
da cui lo spettro d'abbandono lancia i suoi presagi.

Cammino in lungo e in largo in questa casa
fino a quando non incontro un'altra porta, chiusa,
quel varco che par esser lì da sempre, ma non c'era
e tra le tante voci che da quella porta vengono
ne riconosco una, stranamente allegra e vivace
poi chiudo gli occhi e il cuore alla paura.

Non ho più pace davanti a quella porta
così in ginocchio prego il mio silenzio
d'esser più forte della rabbia e della mia natura,
volto le spalle e chino il capo alla speranza
che le infinite parole della fede non sian vane.
Così riprendo a camminar per casa, rasente ai muri.