Giovedì 08 Gennaio 2009 02:03
In mezzo al prato silenzioso siedo
al freddo sotto il grande maestoso albero,
a quelle fronde oscure che gli son d'arredo
e celano alla terra, del sole ogni riverbero
osservo immobile la pietra rossa, il sasso
che da vent'anni ormai sta fermo sulla destra
a segnalare il luogo ove finisce il passo
di quella donna che mi crebbe e fu maestra.
Vent'anni di fatiche e di un sentiero
ch'ha inizio e fine in quella pietra rossa
ove il tempo sfugge come fatal destriero
ad inseguir la vita, sull'orlo di una fossa
e come siamo nati al mondo, ignudi e senza abiti
abbracceremo ancor la terra, scevri d'impudicizia
ci lascerem cullare in sogni senza limiti
in cui sarà lavata anche l'ultima ingiustizia.
A terra, qui, io lascio i miei ricordi
caduti innanzi a me, com'altri che cadranno
ch'alle mie lacrime e ai lamenti ormai son sordi
perciò di proferir parola non m'affanno
e qui t'aspetto, sotto le fronde scure,
la man ti tengo, lo sguardo a quel cammino
al mondo pieno di fatiche immani e dure
e di ricordi dolci sì quelli di un bambino.
Seduto qui sul sasso senza grazia
attendo all'orizzonte il sorger dell'aurora
e il rifiorir di un anima che mai è sazia
di gioie, sentimenti e di passione pura
e il cuore che mi batte al centro del torace
potrà dimenticar questo cammin d'inferno
il focolare ancora accenderà la brace
d'un fuoco sanza fiamma ch'arde in eterno.
al freddo sotto il grande maestoso albero,
a quelle fronde oscure che gli son d'arredo
e celano alla terra, del sole ogni riverbero
osservo immobile la pietra rossa, il sasso
che da vent'anni ormai sta fermo sulla destra
a segnalare il luogo ove finisce il passo
di quella donna che mi crebbe e fu maestra.
Vent'anni di fatiche e di un sentiero
ch'ha inizio e fine in quella pietra rossa
ove il tempo sfugge come fatal destriero
ad inseguir la vita, sull'orlo di una fossa
e come siamo nati al mondo, ignudi e senza abiti
abbracceremo ancor la terra, scevri d'impudicizia
ci lascerem cullare in sogni senza limiti
in cui sarà lavata anche l'ultima ingiustizia.
A terra, qui, io lascio i miei ricordi
caduti innanzi a me, com'altri che cadranno
ch'alle mie lacrime e ai lamenti ormai son sordi
perciò di proferir parola non m'affanno
e qui t'aspetto, sotto le fronde scure,
la man ti tengo, lo sguardo a quel cammino
al mondo pieno di fatiche immani e dure
e di ricordi dolci sì quelli di un bambino.
Seduto qui sul sasso senza grazia
attendo all'orizzonte il sorger dell'aurora
e il rifiorir di un anima che mai è sazia
di gioie, sentimenti e di passione pura
e il cuore che mi batte al centro del torace
potrà dimenticar questo cammin d'inferno
il focolare ancora accenderà la brace
d'un fuoco sanza fiamma ch'arde in eterno.
| < Prec. | Succ. > |
|---|


