In mezzo al prato silenzioso siedo
al freddo sotto il grande maestoso albero,
a quelle fronde oscure che gli son d'arredo
e celano alla terra, del sole ogni riverbero
osservo immobile la pietra rossa, il sasso
che da vent'anni ormai sta fermo sulla destra
a segnalare il luogo ove finisce il passo
di quella donna che mi crebbe e fu maestra.

Vent'anni di fatiche e di un sentiero
ch'ha inizio e fine in quella pietra rossa
ove il tempo sfugge come fatal destriero
ad inseguir la vita, sull'orlo di una fossa
e come siamo nati al mondo, ignudi e senza abiti
abbracceremo ancor la terra, scevri d'impudicizia
ci lascerem cullare in sogni senza limiti
in cui sarà lavata anche l'ultima ingiustizia.

A terra, qui, io lascio i miei ricordi
caduti innanzi a me, com'altri che cadranno
ch'alle mie lacrime e ai lamenti ormai son sordi
perciò di proferir parola non m'affanno
e qui t'aspetto, sotto le fronde scure,
la man ti tengo, lo sguardo a quel cammino
al mondo pieno di fatiche immani e dure
e di ricordi dolci sì quelli di un bambino.

Seduto qui sul sasso senza grazia
attendo all'orizzonte il sorger dell'aurora
e il rifiorir di un anima che mai è sazia
di gioie, sentimenti e di passione pura
e il cuore che mi batte al centro del torace
potrà dimenticar questo cammin d'inferno
il focolare ancora accenderà la brace
d'un fuoco sanza fiamma ch'arde in eterno.