Ho gettato le mie mani nel mio fiume
certo di poterlo afferrare
ed il fiume mi ha sorriso
come una madre sorride al figlio ingenuo.

"Non puoi afferrarmi"
mi ha detto sussurrando in piccole onde
"ti posso abbracciare, baciare,
portarti in fondo ad ogni mia ansa
ma non ti resterà nulla di me"
e parlava alle mie spalle, ormai.

Ho avuto paura di morir di sete
o di affogare travolto dalla sua corrente
ed ho serrato gli occhi in un respiro
chiuso da un tuffo in quelle acque scure.

"Ti stai sbagliando, fiume"
gli ha risposto la mia pelle
"ogni giorno verrò qui a tuffarmi,
dissetarmi nelle tue acque,
ti porterò con me in una fiaschetta
e ti sarò accanto nel deserto più arido"

E mi ha abbracciato ancora, il fiume
cullandomi d'amore come un figlio ingenuo
e mentre mi portava a valle
era già diverso, ma sempre il mio fiume.