Sotto Le Righe

  
Giovedì 27 Luglio 2006 01:00

I girasoli improvvisamente invecchiati hanno chinato il capo
e mille appiccicose lacrime osservano
le radici di un passato recente
farsi ogni giorno più sottili ed ardere sotto il sole
fino all'istante in cui
le ganasce di una trebbia chiamata tempo
avranno fatto di un giardino una poltiglia indistinta.
Le labbra innocenti dei bambini
non baceranno più quei petali d'oro
e il seme caduto a terra, abbandonato,
attende sotto la grande quercia
un futuro senza destino.




 

I girasoli erano i fiori preferiti di Shulamit.
Ora, raccontare chi era Shulamit è una cosa un po' complicata perché è stata una persona a cui ho donato una grande amicizia ma che mi ha ripagato riempiendomi di menzogne.
Nel periodo in cui ho scoperto tante delle bugie che mi ha raccontato, quasi per coincidenza, mi sono ritrovato a transitare tutte le mattine e tutte le sere in autostrada accanto ad un bellissimo campo di girasoli.
Ho sempre sotto gli occhi la distesa di fiori gialli, mentre la sto salutando "bene" al telefono, prima di scoprire i suoi inganni, così come ho sotto gli occhi lo stesso campo arso dal sole qualche settimana dopo, i fiori ormai rinsecchiti che avevano rivolto la corolla verso terra, di un colore marrone screziato.
Nel centro di quel campo di girasoli c'era (c'è ancora anche se la coltivazione è cambiata) una bellissima quercia solitaria il cui verde spiccava contrastando col colore spento del resto del campo.
Se mi fermo a rileggere le mie poesie, molte le potrei definire "fotografiche". Riportano e descrivono una immagine che mi si è fissata in mente e che mi ha dato una emozione particolare.
Questa (forse è la prima di cui ho conservato traccia) non fa eccezione e come sempre non mancano le metafore.
I girasoli, qui hanno tanti significati ma il primo è sicuramente quello dei sentimenti ormai senza più freschezza, rinsecchiti dalle bugie e dalle cattiverie, un tempo rigogliosi e floridi come un bel giardino, ormai destinati ad essere macinati dalle fauci del tempo.
Anche i bambini che sono evocati qui hanno più significati: eravamo noi a baciare la bellezza della nostra amicizia ma è anche il figlio di Shulamit, il bambino che mi disse che era morto all'età di tre anni mentre (per fortuna) è vivo e vegeto.
Il seme è il seme della speranza ed è anche il seme della vita, così com'è il seme dell'amicizia. In questo contesto di aridità non ha nessun futuro se non quello di disfarsi lentamente al sole ed al vento, in solitudine più o meno forzata ma anche ricercata, lontano dalla falsità di quei fiori che in realtà cercavano solo il sole di una emozione e che sono finiti sbriciolati dalla trebbia.

 

 



 

 
 
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